Persone

Passeggiate di primavera fra Lapio e il Lago di Fimon.

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Lapio, chi era costui? Un filosofo? Uno studioso? Un uomo illustre? Niente di tutto questo. Citando Don Abbondio, possiamo rispondere dicendo che il nostro Lapio è tutto meno che una persona fisica. Infatti è una delle varie frazioni che popolano i Colli attorno al bacino del Lago di Fimon e appartiene al Comune di Arcugnano. Secondo alcuni studiosi il suo nome deriva dal latino Lapideum (roccioso; sassoso), termine poi dissimulato in Lapio. Molte sono le passeggiate che dalla cima della collina percorrono il dorsale in mezzo ai boschi di latifoglie, oppure si spingono fino alle rive del Lago, o viceversa, da Fimon si protendono fino ad arrivare alla chiesa della minuscola frazione. Uno dei più suggestivi ha inizio attorno al secondo imbarcadero percorrendo via Lago di Fimon e immettendosi su di una strada sterrata che solitamente viene percorsa dai carri agricoli e che risale a mezza costa la Val dei Carrari. Mano a mano che si prosegue si entra nel territorio di Lapio, in prossimità della Villa Ca’ del Sole e, fra piccoli gruppi di case, campi, vigne e boschi si apre la via per ritornare gradualmente verso valle. Tutto attorno si può ammirare la teoria ondulata dei Colli Berici, molto rigogliosi in questo versante che dona tratti di grande dolcezza ad un paesaggio con molti insediamenti umani. Si compie un ampio giro raggiungendo nuovamente il Lago da parte di via Covolo e si ritorna al punto di partenza percorrendo via Boeca e il tratto finale della pista ciclabile.

Passeggiate di primavera fra le Fontane di Zovencedo.

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Intraprendere un itinerario fra i Colli in questa stagione è davvero facile. C’è solo l’imbarazzo della scelta! Un esempio interessante e quanto mai piacevole è la passeggiata delle Fontane di Zovencedo. Si parte dall’inizio di via Gazzo, dove si trova una strada in salita con fondo di cemento che porta ad un sentiero sterrato che incomincia a salire sul colle. A mano a mano che si sviluppa la salita si apre sempre più la veduta sulla Val Gazzo e ci si inoltra in boschi di alberi di Giuda, acacie e biancospini. Oltre la valle si intravvede già la spianata di Zovencedo. Superato un piccolo piazzale si sale nuovamente e si entra in una vegetazione più fitta, con prevalenza di carpino nero e castagno e un sottobosco ricco di pungitopo. Qui il sentiero gira fino alla località Ca’ Bertoldo. Il percorso prosegue sulla strada sterrata e si arriva alla Fontana del Monte, detta anche Fontana dei Ciciani. Poco oltre, si gira ad un bivio e si va verso nord-est e si continua a salire fino ad un edificio restaurato, Ca’ Giacomoni, circondato di viti e ulivi. E da qui si può godere della splendida vista sull’inizio della Val Liona. Andando avanti sul crinale si arriva in vista di un’abitazione, che si lascia sulla destra per giungere a scorgere le prime case di San Gottardo. Arrivati alla sommità della collina si ammira il meraviglioso panorama e poi si perviene in via Borgo, che deve essere percorsa in senso contrario per tornare a scendere verso valle. Il cammino porta, dopo 200 metri circa, alla Fontana del Borgo antico e ad un’ampia strada cementata, che si percorre fino a prendere la biforcazione di destra della medesima via e arrivare ad un gruppo di case (località Franceschini). Alla fine della contrada, la strada torna ad essere un sentiero che scende in mezzo al bosco. Dopo circa 150 metri, c’è un tornante e si arriva ad un’altra fontana, la Fontana delle Donne (o della Fede), vicino all’ingresso di una cava di pietra, dal cui piazzale si può osservare l’inizio della Val Gazzo, che si raggiunge tramite una stradina ripida. Arrivati a poche isolate abitazioni e a qualche campo coltivato, si procede incontrando un capitello dedicato a Santa Barbara, per poi proseguire fino al punto di partenza.

Passeggiate di primavera.

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I Colli Berici offrono molti itinerari per fare passeggiate o escursioni di tutti i tipi. A primavera è bello poter compiere dei percorsi che permettano di vedere nella maniera giusta e corretta scorci interessanti e suggestivi della Riviera Berica e dei Colli. Spesso si tratta di luoghi poco conosciuti, i quali, visitati camminando, si concedono in forme mai banali e aprono visioni curiose o inaspettate sulla nostra storia e ancor più sulla nostra preistoria. Uno dei percorsi più frequentato parte dalla piazza del mercato di Castegnero e si dirige in direzione Nanto, dove si arriva alla bella fontana Fosse, attigua al borgo rurale Costalunga. Qui, una grande villa agricola, villa Maffei, circondata da mura, rappresenta uno spaccato di storia del XV sec. ancora intatto. Da qui si può salire sul colle per raggiungere l’Antica Pieve di Nanto, il cui campanile svetta tra le fronde degli alberi circostanti. Questa costruzione risale al X sec e fino al XV sec è stata oggetto di rifacimenti e aggiunte: oggi è stata restaurata e recuperata appieno. Ne sono testimonianza i begli affreschi che la decorano, pur in maniera frammentaria, che raccontano storie di santi. Imponente il portale della fine del XV sec., finemente lavorato a bassorilievo sulla pietra di Nanto con stemmi nobiliari e allegorie esoteriche. Riprendendo il cammino e inerpicandosi sulla dorsale dei Colli si arriva ad un gruppo di case Torretta e poi, riscendendo, si arriva alla grande fontana di Trene, situata nei pressi degli omonimi covoli. In questi siti, diventati archeologici, gli scavi effettuati hanno evidenziato tracce umane risalenti a 20.000 anni fa, poco prima della’ultima glaciazione. Nei covoli abitati dai nostri progenitori si possono rilevare anche graffiti più tardi (XVI secolo) di qualche sventurato che qui trovò rifugio dalla calata dei Lanzichenecchi in Pianura Padana nel 1509. Continuando il percorso ed entrando nuovamente nel bosco, dopo aver attraversato case Rosato e Mason, si arriva al Capitello dei Basili e poi, attraverso una ripida salita, i Sermondi. Aggirando completamente a est l’ampio Monte Delle Rose, si prende un sentiero invero un po’ scomodo per raggiungere il covolo Murato di Castegnero. Così detto perché l’ampia apertura era chiusa da un muro con finestre e porta d’ingresso, usato probabilmente anche come magazzino in tempi più recenti dagli abitanti di Castegnero. Si narra che nel secolo scorso, fino agli anni Cinquanta, fosse abitato da un eclettico e leggendario personaggio del paese, la cui consorte si occupava di tessitura in un annesso laboratorio. All’interno del covolo si può notare anche qualche ciuffo della rarissima Sassiffraga berica. Da questo ultimo posto, si scende rapidamente alla fontana di Fontecchio per terminare l’itinerario alla chiesa parrocchiale di San Giorgio, di evidente denominazione longobarda, situata sopra il colle di Castegnero e raggiungibile anche con la caratteristica scalinata, e sorta sul luogo dove un tempo si ergeva il tempio romano dedicato alla dea Fortuna in seguito sostituito da un castello medievale. ph.magicoveneto.it