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Protagonisti i prodotti del territorio.

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Le materie prime sono le protagoniste della serata che inizia il ciclo delle Buone Tavole dei Berici intitolato “Cibus in itinere”. E proprio le materie prime “parleranno” nei piatti che verranno preparati per la serata inaugurale dal titolo evocativo “Da Venere a Bacco. I colori del cibo”. Ma le materie prime parleranno anche attraverso l’intervento dei loro produttori. Perciò il riso vialone nano racconterà la sua storia attraverso la presenza e le parole di Paolo Pavan, titolare della Riseria delle Abbadesse. Oppure il Tai rosso dei Berici sarà illustrato e spiegato dal vignaiolo che lo produce, come Cavazza. Questo perchè terra e frutti della terra vivono e respirano insieme, curati e seguiti dalla mano dell’uomo. E spesso, non si conosce l’impegno e la fatica degli uomini che stanno dietro alla coltivazione o alla produzione di un alimento. “Cibus in itinere” sarà un modo per avvicinarsi anche alle quinte di quel meraviglioso palcoscenico che è il nostro territorio.

Piatti speciali con ricette semplici. Per portare gusto e ricordo a casa propria.

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Piatti ben fatti e preparati per dare gusto ai colori e sapore ai profumi. “Da Venere a Bacco” sarà lo scenario di creazioni inedite e raffinate, di accostamenti inusuali e sorprendenti. Fra le proposte: sfoglia di cialda di parmigiano,fichi, prosciutto crudo e caprino, oppure battuta di sorana con coulis di lamponi e riso vialone nano con patate e porri su crema di zucca. E ancora, lasagna di porri e tartufo nero dei Berici, o riso Venere con ragù di coniglio e bastoncini di sedano rapa aromatizzati all’anice. Solo per dare qualche esempio, in attesa di assaggiarli!

Tutti per uno! Uno per tutti!

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Gli chef e la squadra di cucina stanno lavorando alacremente per far sì che la cena del 19 ottobre, “Da Venere a Baco”, sia davvero un evento da non dimenticare. Ecco allora che braccia e menti si uniscono per lavorare coesi all’unisono, accompagnando gesti quotidiani con l’inventiva e la creatività che sono la forza di un gruppo di lavoro che da oltre trent’anni valorizza e promuove un territorio e i suoi prodotti, tramutandoli in piatti dal perfetto equilibrio secondo i canoni del buon gusto e della cultura della tavola. Nuovo e antico. Innovazione e tradizione. Ricerca e retaggio. Un percorso da compiere assieme: tutti per uno e uno per tutti.

Da Venere a Bacco. Tutti i colori del cibo.

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Saranno i colori del cibo a dare il via alla nuova rassegna enogastronomica delle Buone Tavole dei Berici, la ultratrentennale associazione di ristoratori che per la stagione 2017-2018 ha deciso di organizzare una serie di incontri dove la materia prima diventa il fulcro della narrazione gastronomica. “Da Venere a Bacco. I colori del cibo” è infatti il titolo della serata inaugurale di questo nuovo ciclo e che si terrà il 29 ottobre alla Trattoria Albergo Da Isetta di Grancona. Insieme alla padrona di casa, Monica Gianesin, ai fornelli ci saranno anche Guseppe Zamboni della Trattoria Zamboni di Lapio, Gino Gasparella del Ristorante Piccolo Mondo di Zovencedo e Roberto Berno dell’Antica Trattoria Al Sole di Castegnero, nonché presidente dell’Associazione. La novità di quest’anno è affidata alla materia prima e alle sue più svariate e diversificate declinazioni, che si potranno risolvere in abbinamenti insoliti e mai scontati, fino ad una vera e propria rivoluzione del concetto di menu in senso classico. Infatti, la sala d’accoglienza sarà divisa in isole e ognuna di esse sarà l’alfiere di alcuni alimenti : il riso, la frutta, la verdura o la carne. Il gioco sarà di seguire un percorso fra un’isola e l’altra, dove le diverse materie prime si accosteranno fra di loro in modo fintamente casuale o deliberatamente provocatorio. Ci sarà allora il riso unito ai porri e alle patate, oppure arricchito di ragù di coniglio o, trasformato in cialda, diventare uno splendido dessert accompagnando fichi caramellati in coulis di lamponi. Ancora coniglio, ma stavolta arrotolato e servito con verdurine saltate oppure in umido con la polenta, sarà servito in un’altra postazione, mentre nella terza ecco proporsi lo scamone in tartare con colatura di lamponi unito a caramelle di carpaccio con zucca in saôr. Se cerchiamo la zucca, il percorso del gusto ci porterà a trovarla sottoforma di sformatino su salsa di patate, oppure negli gnocchi conditi con il ragù di coniglio (sempre lui!). Si viene a tracciare così una sorta di fil rouge che unisce un piatto all’altro, una rete virtuale che unisce e scompone gli alimenti, dando vita sempre a nuove creazioni e ad improvvise scoperte. Il percorso sarà guidato e commentato dagli stessi chef con il coordinamento di Giovanni Veronese, curatore della rassegna. Al suo fianco parteciperanno i produttori delle materie prime che si presteranno a domande e curiosità sui loro prodotti. I vini saranno selezionati fra le etichette vicentine e venete e saranno anch’essi accompagnati dai titolari delle cantine di provenienza.

Da Venere a Bacco, i colori del cibo. Prova generale.

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Cibus in itinere è già in cammino se così possiamo dire. Infatti, martedì 3 ottobre alla Trattoria Albergo da Isetta di Grancona, Vicenza, sarà realizzata la prova generale in vista della serata inaugurale. In questo contesto, gli chef delle Buone Tavole dei Berici, Gino e Luisa Gasparella del “Piccolo Mondo” di Zovencedo, Giuseppe Zamboni della Trattoria Zamboni di Lapio e Roberto Berno dell’Antica Trattoria “Al sole” di Castegnero, assieme alla padrona di Casa Monica Gianesin, prenderanno le misure alla nuova formula del ciclo di incontri enogastronomici 2017-2018 per offrire il massimo ai propri ospiti. Il tema è molto accattivante: “Da Venere a Bacco. I colori del cibo”, dove sapori e colori si intersecheranno, si mescoleranno e si contamineranno in un perfetto equilibrio di gusto e sensazioni, creando quasi una sorta di danza simbolica, fra crudo e cotto, fra spezie e aromi, fra profumi e delicatezze. Un tripudio di piacevoli golosità per esplosive emozioni di sapore.

Anitra per il 7 ottobre.

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Ingredienti:
un’anitra, di cortile (muta) o germano reale,
bacche di ginepro,
chiodi di garofano,
2 carote a pezzetti,
2 agrumi(limoni/arance/lime a piacere)
1 bicchiere vino bianco
olio evo,
sale

Dopo aver pulito e fiammeggiato l’anitra la si lessa in abbondante acqua non salata. Una volta cotta (le carni devono rimanere sode), la si prepara per la cottura al forno. Si cosparge l’anitra con le spezie e se ne infilano anche dentro la pancia del volatile insieme a qualche grano di sale grosso. Prima di metterla in forno a 180°C si spremono gli agrumi (le cui bucce possono essere inserite a piacere nella pancia per dare un maggiore aroma di freschezza) e si bagna l’anitra. Si passa con un giro d’olio e poi si inforna per una mezz’ora circa. Durante la cottura bagnare l’anitra con il fondo di cottura. Quasi alla fine, versare il vino bianco e lasciare che evapori. L’anitra sarà pronta, quando la pelle sarà dorata e asciutta, ma non secca.

“Bigoi co’ l’arna” per la Festa del Rosario.

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Per la Festa della Madonna del Rosario è tradizione celebrarla mettendo in tavola l’anitra, che ad ottobre si presenta novella e pronta per la cottura. La ricetta tradizionale propone di lessare prima l’anitra per farle perdere il suo grasso e poi di prepararla per la cottura al forno. Nel brodo grasso e lucente che ne deriva, vengono cotti i bigoli, poi conditi con il ragù, realizzato con le frattaglie dello stesso volatile.
Bigoli da bigo, che sta per baco, per pasta simile a vermicelli, grossolana e ruvida al tatto. L’impasto richiede farina di grano tenero, oggi con eventuale aggiunta di grano duro perché tengano meglio la cottura, e un certo numero d’uova, magari d’anatra perché il colore risulti più intenso. Per la trafilatura si usava, e in famiglia si usa ancora, il bigolaro, un torchio manuale montato su un cavalletto, con un manubrio sul quale far leva per forzare la pasta in un pistone. Il condimento era semplicissimo: burro fuso e salvia, nel quale rosolare il trito del fegatino e del ventriglio; come tocco distintivo, nella cucina nobile, la cannella, caratteristica di tanti intingoli veneti. La carne lessata veniva servita dopo la pasta, con il cren, una salsa piccante ottenuta dalla radice di rafano grattugiata e amalgamata nell’aceto. Questa, la tradizione: oggi, invece, il più delle volte si prepara un vero e proprio ragù d’anatra, partendo dalla carne macinata, con o senza concentrato di pomodoro, col risultato di ottenere una sorta di piatto unico.

Ottobre. Festa della Madonna del Rosario.

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La Festa della Madonna del Rosario è una delle più tradizionali e importanti celebrazioni del culto di Maria Vergine che si tiene il 7 ottobre di ogni anno. La Festa fu istituita con il nome di Madonna della Vittoria da papa Pio V a perenne ricordo della battaglia di Lepanto, svoltasi il 7 ottobre 1571, nella quale la flotta della Lega Santa (formata da Spagna, Repubblica di Venezia e Stato della Chiesa) sconfisse quella dell’Impero Ottomano. Il successore, papa Gregorio XIII, la trasformò in Festa della Madonna del Rosario. I cristiani attribuirono la vittoria alla protezione di Maria che avevano invocato recitando il Rosario prima della battaglia. La Madonna nell’iconografia classica è rappresentata con una veste azzurra e una corona del Rosario fra le mani e la sua immagine è stata così tramandata da San Domenico, al quale apparse in quel di Prouville, in Francia, in uno dei primi conventi da lui fondati.

Tortino di castagne

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Ingredienti per 4/6 persone
5 uova
6-700 gr di marroni o castagne
250 gr di zucchero
Sale q.b.
250 ml di panna liquida

Lavare bene i marroni e inciderli sulla buccia. Passarli velocemente in forno già caldo a 220°C per qualche minuto (nb. questa operazione consente alle pellicine interne alla buccia di staccarsi meglio in fase di sbucciatura). Poi si lessano e si sbucciano. Si passano ancora tiepidi con lo schiacciapatate e si lasciano raffreddare. Intanto, sbattere bene i tuorli delle uova con lo zucchero fino a farli diventare bianchi e spumosi. Tenere da parte gli albumi che andranno montati a neve ferma con un pizzico di sale. Unire tutti gli ingredienti e versare in una teglia imburrata e infarinata. Mettere in forno già caldo a 180°C. per 15 – 20 minuti. Prima di togliere il dolce dal forno, fare la “prova stecchino”. Se si volesse adottare una soluzione più elegante, l’impasto può essere versato in formine singole, anche usa e getta. Servire con la salsa di accompagnamento e a piacere con della panna montata.

Per la salsa di accompagnamento:
500 ml di vino Porto rosso
1 tazzina da caffè di zucchero di canna
2 – 3 frutti di anice stellato
1 pezzetto di cannella o un cucchiaino di cannella in polvere
Versare il vino in un pentolino assieme a tutti gli ingredienti e metterlo sul fuoco a fiamma dolce fino a quando non si sarà ristretto. Attendere che si raffreddi e servire assieme alla torta di castagne.

Armonie di cucina

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La composizione di questo piatto prevede uno sformatino di scarola servito su cialda croccante accompagnata da uno spiedino di pollo (“osei scapà”).

A completamento del tutto, peperone rosso in salsa e riso pilaf in scrigno di bacon.

Il vino suggerito in abbinamento è il Tai Rosso dei Berici

Bacalà alla vicentina. Una festa e un francobollo per celebrarlo.

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Il bacalà alla vicentina è protagonista della festa ad esso intitolata, che si tiene a settembre in quel di Sandrigo, grazie alla costante e fattiva attività della Confraternita che proprio quest’anno celebra i trent’anni di fondazione, suggellati anche dall’emissione di un francobollo dedicato al “bacalà alla vicentina”. Una vera rarità, poiché è la prima volta che un francobollo rappresenta un piatto unico.

Si avvicina il gran giorno. Ai primi di ottobre, la prima tappa.

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Fervono i preparativi per la serata di inizio del rinnovato ciclo di incontri enogastronomici delle Buone Tavole dei Berici. I cuochi sono pronti ad individuare le materie prime d’esordio e a preparare con esse i piatti che saranno i protagonisti della prima serata, il 19 ottobre presso la Trattoria Isetta a Grancona. La prova generale per la messa a punto di tutta l’operazione è fissata per martedì 3 ottobre, dove verranno provati in anteprima menu e abbinamenti con i vini. Una tappa davvero essenziale ed importante che offrirà ai commensali risultati garantiti.

I Grandi Giardini italiani nelle notti d’agosto.

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I Grandi Giardini Italiani non smettono mai di stupire con il loro ricco calendario di attività e appuntamenti. Vicino Padova, nel paese di Due Carrare, è il Castello di San Pelagio a regalare eventi emozionanti per godere nei mesi più caldi del meraviglioso parco che circonda la fortezza. Guidati dagli astronomi del Planetario di Padova tra i Giardini e i Labirinti del Castello di San Pelagio, si potranno individuare le stelle nell’estate agostana.
Attraverso racconti ed immagini proiettate sulla volta celeste gli astronomi guideranno gli ospiti alla scoperta dell’Orsa Maggiore, della Stella Polare, della Lira di Orfeo, della regina Cassiopea immersi in una cornice naturalistica mozzafiato. L’antica Villa è abbracciata dal suo giardino storico e dai suoi labirinti. Il primo di circa 1200mq è nato nel 2000 da un alto per raccontare il mito del volo di Icaro, dall’altro, per omaggiare la funzione dei labirinti delle ville venete, che nascevano come luoghi di svago e di giochi amorosi. Il secondo, nato nel 2007, è invece un dedalo univiario, senza vicoli ciechi, che nel nome Forse che Si Forse che No rimanda il concetto dannunziano di doppio. Nel marzo 2013, è stato inaugurato il terzo Labirinto dedicato all’Africa con la sua botanica ed i suoi miti del volo.
Al Castello di San Pelagio il prossimo appuntamento con le stelle è fissato per venerdì 8 settembre. Il programma prevede il ritrovo alle ore 21 con visita guidata al Museo del Volo e a seguire passeggiata sotto le stelle.
Per l’occasione l’accogliente punto di ristoro Secret Garden resterà aperto.

I prodotti di stagione

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Al mercato si trovano albicocche, prugne e succose susine, cocomero e melone, e ancora pesche e pesche noci. Un vero delirio di frutta. Appaiono i frutti di bosco: ribes, mirtilli e lamponi per profumati richiami di bosco. Fra le verdure, zucchine con i fiori da fare ripieni o usarli per torte salate. Ricotta fresca e formaggi d’alpeggio contornano la tavola di fresche bontà. Mentre pomodori succulenti di tutti i tipi e le dimensioni fanno a gare per diventare salse saporite o deliziosi coulis. Melanzane viola e tigrate sono speciali per le parmigiane e i piatti mediterranei. Aria di vacanza per cetrioli e cipollina che entrano nelle creme di formaggio per essere spalmati sui crostini di pane. Un buon bicchiere di vino bianco ghiacciato e un dessert prelibato finiscono il cerchio della bontà

Salmone in crosta di mandorle e pomodori secchi

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Ingredienti per 4 persone:
un trancio di salmone a testa, 100 gr. di mandorle pelate, 100 gr. di pomodori secchi, rosmarino, sale, olio qb.

Si prepara la “panure” frullando le mandorle con i pomodori secchi e il rosmarino. Si cosparge con questo composto ogni trancio di salmone, si unge con un po’ d’olio e sale qb e si termina con delle lamelle di mandorle. Si inforna a 180°C per 10 minuti.
Affiancato al trancio di salmone va posizionato una noce di caprino. Si prende del caprino fresco e lo si condisce, mantecandolo con olio e sale. In cima, una tartare di datterini freschi.

Cibus in itinere. I percorsi del gusto.

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Inizia una nuova stagione per le Buone Tavole dei Berici. Il rinnovamento passa dalla ricerca e dall’impegno profuso per trovare una nuova formula che sappia raccontare ancora una volta la tradizione nella cucina dei quattro chef che compongono l’Associazione, ma nel contempo riesca a dare ancora emozioni e sensazioni fresche e inedite al proprio pubblico. Il percorso individuato incomincia dal titolo “Cibus in itinere” ovvero il cibo in cammino, un cammino che sta per evoluzione, studio, impegno e, appunto, ricerca. Un titolo che si completa con “I percorsi del gusto”, dove le strade da intraprendere sono molte, variegate e diverse, ma che conducono tutte verso un unico traguardo: il raggiungimento della qualità sotto forma di materia prima, che sarà protagonista assoluta del nuovo ciclo di incontri firmati Buone Tavole dei Berici. Stagionalità e territorio si uniranno a innovazione e sperimentazione fino a trovare una dimensione nuova nello stesso allestimento delle serate dedicate alla “buona tavola”. Aree tematiche concepite come tavolozze in cui i colori sono i vari cibi, che diventano così ingredienti di un puzzle più ampio e complesso, eppure semplice. Le combinazioni fra isole, divise per contenuti (carne, riso, verdure e ortaggi, frutta), diventeranno il gioco di abbinamenti, creatività e contaminazioni fra i cuochi stessi, che useranno gli ingredienti con maestria e versatilità, fino ad arrivare a giocose invenzioni enogastronomiche, arditi e interessanti connubi. Ecco allora il riso che si unirà alla zucca per un antipasto, potrà essere scelto come partner di un succulento spezzatino oppure aggiunto ad una crema di frutta. A loro volta, le verdure possono diventare antipasto, mentre la frutta si inventa un inedito ruolo di contorno e la carne si pone al primo posto per un primo di alto livello. Il gioco rimescola le carte e niente è mai uguale a se stesso. E, anche in questo caso, si imparerà solo giocando. Quando gli ospiti, da semplici spettatori, diventeranno protagonisti. In una sorta di caccia al tesoro, attraverso percorsi guidati (ma non troppo) che serviranno a sottolineare e a valorizzare i contenuti dei vari piatti attraverso l’uso delle materie prime. Il primo appuntamento è fissato per il 19 ottobre alla Trattoria Albergo “Isetta” di Grancona. Per percorrere le nuove rotte del gusto insieme a Monica Gianesin della Trattoria Albergo Isetta di Grancona, Gino e Luisa Gasparella del “Piccolo Mondo” di Zovencedo, Giuseppe Zamboni della Trattoria Zamboni di Lapio e Roberto Berno dell’Antica Trattoria “Al sole” di Castegnero.

I nuovi percorsi del gusto. Viaggio al centro della materia

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Un viaggio attraverso la materia prima caratterizzerà i nuovi incontri della prossima stagione firmata Buone Tavole dei Berici. La successione dei mesi sarà sempre protagonista e detterà le regole di abbinamenti e contrasti per approfondire ancor più e ancor meglio un percorso culturale nella cucina tradizionale del territorio, con l’obiettivo di restituire priorità e importanza all’alimento e ai suoi derivati. Una riscoperta dell’essenzialità per far vivere in cucina e sui piatti tutti i sapori veri della genuinità.

Gita in montagna

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Il piatto si presenta con uno sformatino di finferli su fonduta di vacca burlina.
A fianco, gnocchetti di patate saltati con verdurine fresche e rucola.
Infine, insalatina di coniglio, olive del pendolino e pomodorini secchi su letto di fagiolini.

Il vino suggerito in abbinamento è il Tai Rosso dei Berici

La tavola di giugno

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L’estate è praticamente già arrivata. Ma solo per il clima che anticipa le calde giornate di luglio. Nell’orto o nel frutteto vale la pena di aspettare ancora un po’ a cogliere pesche e albicocche. Mentre le fragole sono giunte al culmine della maturazione e insieme alle ciliegie creano una vivace esplosione di colore rosso sulle nostre tavole. In attesa di angurie e susine, si possono ancora acquistare delle arance di Valencia che mantengono ancora ricchezza di profumo e di sapore. Tra i frutti di bosco, a giugno inizia anche il periodo di raccolta dei lamponi, del ribes e delle fragoline di bosco, mentre già si trovano le more di gelso che si prestano per succose granite e ottime marmellate. Sui banchi del fruttivendolo troviamo ancora a buon mercato per gli asparagi coltivati e quelli selvatici. Stesso discorso vale per gli agretti. Giugno è il periodo giusto per le fave, davvero versatili in cucina e gustosissime. Sempre più spesso si potranno trovare pomodori di qualità, e di tutte le varietà. Altro ingresso d’onore per i peperoni nostrani, veri protagonisti dei piatti dell’estate. Da non scordare anche i fiori di zucca e i fagiolini e i piattoni, nel pieno del loro tenero vigore. Via libera anche a cetrioli, a fagioli e piselli, che soprattutto nell’area di Lumignano e Pozzolo stanno dando il meglio di sé.

Che cosa bolle in pentola?

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Che cosa preparano oggi i nostri cuochi? Quali prelibatezze stuzzicano l’acquolina dei palati dei nostri clienti? All’avvicinarsi della stagione calda non possono mancare le preparazioni fresche di verdure di stagione, dove le erbette, i cui getti ancora germogliano nel sottobosco, restano dei saporiti ingredienti di risotti e crêpes. Bruscandoli e carletti si contendono la palma della freschezza con gli asparagi di Bassano, che rimarranno sulle tavole un altro po’, insieme a tartufi estivi e a spugnole che la stagione invita a degustare. Ma che dire dell’offerta di animali da cortile, come conigli e anitre che vengono disossati e poi trattati con erbe e spezie fino ad arrivare sulla brace già belli e conditi! Mentre dal lato del pesce, il baccalà alla vicentina è sempre un must, ecco che si fanno largo i pesci di acqua dolce, come la trota o le selezionate specie lagunari, come branzini o cefali. Un discorso a parte poi va ai dessert che l’abbondanza della frutta stagionale agevola nella creazione di budini, semifreddi e gelati insieme a macedonie fresche e croccanti dove fragole, ciliegie e i primi meloni retati sono protagonisti assoluti.

Tenere primizie

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Al centro del piatto una cocotte con uno sformatino di pasta verde che racchiude carletti e faraona uniti da una crema di Asiago dolce Dop. In abbinamento, un nido di bruscandoli scottati che ospitano del manzetto marinato e accompagnato da cruditè di asparagi di Bassano Dop e scaglie di Grana Padano Dop.
Infine, un intingolo di piselli e pomodori datterini insaporisce la cruditè di gamberi e mandorle sfilettate.
Il vino suggerito in abbinamento è il Tai Rosso dei Berici Doc.

Piccolo Mondo a Barbarano

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Durante l’ultima festa dell’olio di Barbarano, Gino e Luisa Gasparella del ristorante Piccolo Mondo di Zovencedo sono stati tra i protagonisti della kermesse con le loro specialità. Il loro contributo ha sottolineato l’alta qualità della cucina berica nella continua ricerca di gusto e tradizione.

Serata etnica alla Trattoria Isetta di Grancona

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Venerdì 19 maggio, una cena dedicata alla cucina etnica, in particolare ala tradizione marocchina, grazie a Saida e Souad, collaboratrici di Trattoria Isetta.

http://www.trattoriaisetta.com/single-post/2017/03/17/Venerd%C3%AC-19-Maggio—Serata-Etnica

Info e prenotazioni allo 0444-889521

Prestigioso riconoscimento per il Merlot Fra’ i Broli di Piovene Porto Godi

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L’azienda Alessandro Piovene Porto Godi di Villaga si aggiudica, con il suo Fra’ i Broli, la medaglia d’argento al Mondial du Merlot, da poco conclusosi a Lugano. Il concorso di Lugano ha visto 278 vini in gara in rappresentanza di 24 nazioni. La giuria internazionale, composta da 20 esperti degustatori, ha assegnato 19 Medaglie d’Oro a
Merlot provenienti da 7 nazioni e 70 Medaglie d’Argento da 16 diversi paesi. Il Fra’ i Broli nasce da uve provenienti da un vigneto di recente impianto, posizionato a circa 250 m slm, la parte più alta della proprietà vitata dell’azienda Piovene. Costituito da diversi cloni di Merlot, ha una densità di impianto fitta, compresa fra 4000 e 6250 ceppi per ettaro, e viene allevato in modo da ottenere una resa bassa, di circa 1 kg per pianta.
L’uva viene raccolta molto matura e subisce una macerazione con le bucce di 15 giorni, durante i quali il mosto viene sottoposta a ripetute follature. Dopo la fermentazione alcolica viene trasferito in barriques di rovere francesi, dove avviene la fermentazione malolattica e dove il vino riposa e si affina per 12-15 mesi. Ne risulta un vino longevo, con colore intenso, tendente al violaceo, che sprigiona al naso sentori di frutta rossa matura e di ciliegia, da accompagnare con carni rosse.

Menu di primavera

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Il passaggio dall’inverno alla bella stagione risveglia l’appetito e mette di buon umore. Insomma, la primavera è una stagione gastronomicamente attraente.Verdure e ortaggi tornano alla ribalta, gli orti rifioriscono e i piatti freschi e leggeri possono diventare i protagonisti della stagione. È anche il tempo delle grandi insalate e delle creme di verdure e delle fragole. La natura regala sapore a piene mani per trasformarsi in risotti o frittate delicate e saporite. Tra le verdure e i legumi primaverili spiccano le fave, le prime zucchine e i primi fagiolini dell’anno, oppure gli asparagi e i piselli, ingredienti versatili e capaci di dare a un piatto un tocco originale.

Aprile, di Renzo Pezzani

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Questo mese canterino
che ha un fioretto sullo stemma,
non dimentica un giardino,
non si scorda di una gemma.
Mostra i suoi color più belli
da ringhiere e da cancelli.
Cuor contento ed occhi puri,
con un filo d’erba in bocca,
mette il verde anche sui muri.
S’addormenta in mezzo al prato:
è felice d’esser nato.
Sopra il monte aspetta il sole.
Tutti i doni ha nella sporta
per lasciarne ad ogni porta.
Ma per sé altro non vuole
che la piuma di un uccello
per ornarsene il cappello.

Tavola di primavera

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In primavera cresce la voglia di organizzare pranzi all’aperto, in giardino o sul terrazzo dove circondarsi della compagnia giusta e mettere cura nella scelta dei dettagli per la tavola. Per decorare la tavola di primavera basterà cogliere i colori della natura. Viole e anemoni si vestono nelle nuances del viola e del lilla, le primule e i narcisi indossano un giallo deciso, le corolle dei peschi prediligono un rosa romantico. La tovaglia verrà scelta nell’intramontabile bianco, nelle nuances pastello o in tessuto floreale. A ingentilire il tutto, sulla tavola delicati vasetti colmi di fiori, mazzetti di erba cipollina, bulbose dall’intenso profumo. Accanto ai piatti, alcune margherite con nastrini di rafia o di raso saranno un segnaposto fai da te davvero carino e primaverile. E come dimenticare candele colorate, piccole lanterne e vasi in vetro con candele galleggianti e petali di fiori. L’atmosfera assumerà subito un sapore romantico e suggestivo come un tiepido vento di primavera. Sui piatti i decori di ortensie, tulipani, rose, narcisi portano il giardino in casa, mentre bicchieri in vetro colorato e posate con il manico in tinta completeranno la tavola suggerendo cura dei dettagli. ph.pinkitalia

Ravioli alle erbe con salsa di cannellini

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Ingredienti per 4 persone:
per il ripieno 400 gr. di erbette (coste, radicchio di campo, catalogna), 200 gr. di ricotta, 100 gr. di Grana Padano grattugiato, 2 tuorli.
Per la pasta:
200 gr. di farina, 2 uova, sale qb. Per la salsa, 200 gr. di cannellini secchi. Olio e sale qb. Guarnizione: 100 gr di pomodorini datterini.

Per la pasta: disporre la farina a fontana, sgusciare le uova, aggiungere un pizzico di sale. Impastare per circa 10 minuti. Se la pasta risultasse troppo morbida aggiungere un po’ di farina; se troppo soda un po’ d’acqua. Se ne fa una grossa palla e si lascia riposare un quarto d’ora. Poi si tirano due fogli sottili di pasta, che andranno sovrapposti una volta posizionato il ripieno.
Per il ripieno: si prendono le erbette e dopo averle ben lavate, si mettono in tegame per farle appassire. Alla cottura, si tritano e si uniscono a ricotta, formaggio grattugiato e tuorli. La salsa viene realizzata lessando i cannellini e frullandoli con un po’ di sale e olio e la si dispone sotto ai ravioli. La guarnizione è costituita a pomodori datterini tagliati a metà e posti in forno a 120°C per 30 minuti, conditi con olio, sale e trito di erbe (timo, maggiorana, rosmarino).

Il 2017 come un nuovo punto di partenza

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L’anno 2017 sarà ricordato nella storia delle Buone Tavole dei Berici come l’anno che ha segnato un nuovo punto di partenza. Sarà l’inizio di un nuovo modo di concepire la propria identità, di trasmettere i propri valori e di valorizzare le proprie capacità enfatizzando le proprie caratteristiche più peculiari. Un nuovo futuro attende gli chef delle Buone Tavole dei Berici e la loro clientela che vedrà in loro spunti di rinnovamento, di ricerca e di evoluzione. Lungo un percorso da compiere insieme.

Le Buone Tavole dei Berici ripartono da quattro.

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Un’Associazione fondata oltre trent’anni fa e lo stesso spirito di allora, unisce i quattro chef delle Buone Tavole dei Berici: Monica Gianesin, Giuseppe Zamboni, Gino Gasparella e il presidente Roberto Berno. Il patrimonio di valori come l’amicizia e l’impegno professionale si è sempre più arricchito e man mano questi caposaldi sono stati resi sempre più vivi dal confronto continuo e dalla costante ricerca della qualità, della genuinità e della tradizione nella cucina dei Colli Berici. Un tratto distintivo che fa di questo Gruppo una realtà unica e significativa nel panorama enogastronomico vicentino e non solo. Il 2017 è un anno di svolta e vede impegnati i quattro ristoratori nel ribadire con forza la propria identità associativa e il proprio futuro professionale con una nuova formula legata alle serate enogastronomiche, dove il cliente diventa parte integrante del progetto per seguire nuovi percorsi del gusto.

E’ primavera!

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Il piatto è composto da una serie di gnocchetti di ricotta biologica su specchio di crema di rosole.
L’affiancano degli involtini di piccoli asparagi avvolti in pancetta e passati in tegame.
Infine, un nido di polentina morbida accoglie uno spezzatino di agnellino scottato e saltato in padella.
Il vino suggerito in abbinamento è il Tai Rosso dei Berici Doc

Pasqua in Veneto.

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«A Pasqua, trista xe la polastra che no la faza el vovo” A Pasqua è triste la gallina che non fa l’uovo.L’uovo viene utilizzato per preparare alcune pietanze tipiche del pranzo di Pasqua, come la colomba, la focaccia pasquale e le tagliatelle (“Aleluia, aleluia, le papardele se desgarbuia”). La focaccia, con la sua rotondità, richiama l’immagine del sole che torna a dare la vita e la tradizione vuole che venisse anche preparata in occasioni dei fidanzamenti e donata alla famiglia della ragazza con dentro nascosto l’anello a suggellarne l’impegno. Ai tempi della Serenissima, il giorno di Pasqua in Basilica di San Marco era occasione di sfarzo e magnificenza del cerimoniale, con musiche sacre, addobbi e decori, esposizione dei tesori del Doge (che nel pomeriggio della domenica di Pasqua indossava eccezionalmente il ricco Corno dogale ingioiellato usato per l’incoronazione) e della Pala d’Oro. Ancora oggi a Gallio, sull’Altopiano dei Sette Comuni, nel giorno del Venerdì Santo si svolge una grande processione, durante la quale si porta la Croce per le strade del paese illuminate con lumi e fuochi. Si rinnova come ogni anno una forma antica di sacra Rappresentazione che rievoca i momenti più significativi della Passione di Cristo. A Fratta Polesine, il venerdì Santo si rievocano la Via Crucis e l’Ultima Cena, drammatizzate da figuranti in costume. Per la festa di Pasquetta ad Albaredo D’Adige viene organizzata una manifestazione lungo le sponde del fiume.ph.marcopolotv

Picnic di Pasquetta

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#Picnic di #Pasquetta: #libertà di stare all’aria aperta, #gioia di vivere una giornata insieme a #parenti e #amici in modo #informale. Nel #cestino non potranno mancare #uova #sopressa o #salumi vari, #panini, #torte salate, #ciambelle, #focacce e tanta #verdura da sgranocchiare.

Pronti per il pranzo di Pasqua?

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Tutti pronti per il pranzo di #Pasqua? Allora via con gli #antipasti di #stagione: #fagottini, #involtini, #frittatine con #asparagi, #erbette e #germogli. Primi #piatti di #pasta fatta in #casa conditi con #verdure e #ortaggi o #ragù di #cortile, seguiti da morbidi #arrosti o #tagliate di #sorana insieme a freschi #contorni e #patatine novelle. Al termine, #dolci di casa o golosi #dessert alla #frutta.
#buonetavole #berici #ricette #tavola #maistanchidimangiare #genuino

Nuove idee, nuove proposte per un nuovo percorso insieme.

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Gli chef delle Buone Tavole dei Berici stanno scaldando pentole e fornelli per attivare idee e proposte nuove in vista della nuova rassegna del prossimo anno. Sempre insieme e sempre in sintonia, i protagonisti della cucina berica si stanno attivando per garantire ai propri ospiti una cucina sempre al passo con i tempi, nel solco della tradizione e all’insegna della qualità e della genuinità. E che allora, il viaggio nella nuova rassegna enogastronomica abbia inizio….

La mitica “Culatta” di Gino in programma il 2 aprile al Piccolo Mondo

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La mitica “Culatta de mas-cio in te na braga de pan” di Gino Gasparella si propone per una serata all’insegna della spensieratezza e della buona cucina. Domenica 2 aprile, a pranzo il menu si aprirà con le proposte dello chef in esplosione di primavera come antipasto. Seguiranno Carnaroli delle Abbadesse al Tartufo Nero dei nostri Colli e pennette vestite di crema di mascarpone, rucola e pomodorini dolci. Intermezzo con un sorbettino al cucchiaio e poi la sontuosa Culatta de mas-cio, servita con i suoi contorni. Per dessert, tutta la dolcezza del mondo. Alla fine, caffè e distillati. Il costo della serata è di 30€, acqua e vini compresi.

Primavera in cucina da Isetta a Grancona venerdì 31 marzo.

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Per festeggiare la primavera, Trattoria Isetta a Grancona propone un menu speciale per brindare insieme alla nuova stagione e gustare le primizie del territorio. Appuntamento alle 20.30 di venerdì 31 marzo.

-Buffet di benvenuto con le erbe spontanee dei nostri colli

-Riso Vialone Nano presidio Slow Food con asparagine, carletti, bruscandoli.

-Tortelli ripieni di rosole su crema di cannellini e datterino confit.

-Arrosto di spalla di vitello su julienne di verdure con erbe di campo e patate al rosmarino

-Bavarese alla camomilla con biscotto croccante alle mandorle e macedonia di fragole fresche .

-Caffè

-Vini abbinati ai piatti

Il costo della serata è di 43€.

Info e prenotazioni al numero di telefono 0444/889521 e sul sito wwww.trattoriaisetta.com

Pollastrelli, gallinelle e bontà varie!

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Pollastrelli, gallinelle, faraoncine, quagliotte, galletti…finiscono in técia per un pranzo da re! le Buone Tavole colpiscono ancora con #piatti gustosi e mai banali! E poi c’è anche l’imbarazzo della scelta fra ravioli ripieni di “checheto” conditi con i funghi primaverili come le #spugnole oppure saltati con burro e #tartufo dei Berici

Millefoglie di pollo e verdure

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Ingredienti per 6 persone:
verdure miste (carote, zucchine, patate, a piacere), 2 petti di pollo, sale e olio evo q.b.

Pelare e tagliare a rondelle le patate che vanno sbollentate e poi passate un attimo in padella con un po’ d’olio evo. Le carote vanno tagliate a julienne e le zucchine con la mandolina: il tutto poi viene saltato in padella con un po’ di olio evo. A parte si tagliano i petti di pollo in filettini piccoli che vanno passati in padella con olio e rosmarino. Alla fine, si compone il piatto, alternando pollo a verdure.

E’ nato prima l’uovo o la gallina?

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A noi importa poco, a dire il vero. Perchè dopo gallinelle e pollastrelle “in tecia” siamo pronti per deliziose #frittatine con #tanoni e #bruscandoli o #carletti. Altri #ovetti ce li mangeremo con i bruschi del #pungitopo o con l’ #asparago selvatico. Ma chi cucina? Gli #chef delle Buone Tavole, naturalmente!

Insalata di asparagi con uova

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Ingredienti per 6 persone:
un mazzetto di asparagi bianchi e uno di asparagi verdi da 250 gr, un uovo a persona, sale e olio evo q.b.

Pulire e pelare bene gli asparagi, sia bianchi che verdi, che andranno scelti a sezione sottile. Far bollire l’acqua, salarla e arricchirla anche con un cucchiaio di zucchero – per far perdere un po’ l’amarognolo alle verdure – e aggiungere gli asparagi interi, fino a quando saranno teneri ma ancora sodi. Scolarli, tagliarli a pezzetti in diagonale e disporli sul piatto con un giro d’olio d’oliva. Sopra, posizionare le uova sode in spicchi (almeno uno per persona) spruzzate di aceto balsamico.

Fra storia e leggenda per celebrare San Giuseppe

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Il 19 marzo è la festa di San Giuseppe. Nel Triveneto ci sono alcuni posti “magici” che lo ricordano. Nella Chiesa di San Giuseppe della Chiusa (Ricmanje), ad esempio, si trova ancor oggi una lampada ad olio che, in passato, pare sia stata oggetto di un miracolo. Nella primavera del 1749 avvenne che, durante dei lavori di restauro della Chiesa, la lampada votiva davanti all’altare si accese da sola, e tale restò per lungo tempo, pur senza essere rifornita d’olio. Il fenomeno venne osservato dal parroco, che nel 1751 descrisse il fatto in un libello:
BREVE RACCONTO
DI UN NUOVO PRODIGIO
OPERATO DA DIO
IN ONORE DEL PATRIARCA
SAN GIUSEPPE
NEL DUCATO DI CRAGNO
DIOCESI DI TRIESTE, GIURISDIZIONE DI S. SERVOLO
PARROCCHIA DI DOLINA
VILLA DI RIZMIGNE
NELLA CHIESA DI SAN GIORGIO ALL’ALTARE
DI S. GIUSEPPE
Un picciolo quarto d’ora distante dalla strada regia
che conduce a Trieste
SCRITTO DA
GIO. ERNESTO LIB. BAR. DI RAUNOCH
SIGNORE DI SCHILLERTABOR E MUMIANO
DOTTORE DI SACRA TEOLOGIA, PARROCO DI DOLINA

Il giorno 18 Marzo 1749 essendo andato secondo il costume il sig. Don Gio: Antonio Ifsich mio cooperatore in detta villa di Rizmigne per cantar la compieta in onore del Santo sulla relazione di Michiel Comar uno de’ Sindici, si propose di scieglier alquanti uomini di probità, da’ quali fosse tenuta, e custodita la chiave della Chiesa.Li 23 marzo giorno di Domenica verso la sera chiamati dal Comar suddetto, e dal suo compagno Giovanni Curet ambidue Sindici, li villici Giuseppe Curet Decano della villa, Gregorio Pregarez, Andrea Pregarez, ed Ulderico Pregarez a vista di tutti estinse la lampada, e diligentemente è stata custodita la chiave.Nonostante tutta questa cautela nella notte susseguente circa le ore nove si vide dalla finestra riaccesa la lampada, e tale si mantenne sino li 26 del detto mese.
Il fenomeno si ripetè nei giorni successivi; e la cronaca dettagliata è riportata nel citato libello, ripubblicato poi nel 2005 e disponibile integralmente su http://documentiollivier.blogspot.com/2011/12/il-libretto-che-parla-del-miracolo.html
by Franco Tauceri ph.Eric Medvet

Il folclore veneto all’insegna della bella stagione

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Tanti sono i modi di vivere il folclore veneto, anche senza il calendario alla mano: ci sono infatti le numerosissime sagre contadine coi prodotti tipici delle zone e delle stagioni (quella degli asparagi di Bassano del Grappa, del radicchio rosso di Treviso, del Prosecco di Valdobbiadene, o dei “cucchi” di S. Gottardo ad Asolo), le usanze quotidiane da osteria e le altre costumanze più nascoste ma ugualmente di notevole fascino. ph.folclore.it

A primavera la freschezza impera!

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Le giornate si allungano, le temperature si fanno più miti e gli alberi iniziano a ricoprirsi nuovamente di foglie. Per superare bene il lungo periodo invernale trascorso tra smog e impianti di riscaldamento, è necessario tra l’altro fare uso di cibi rinfrescanti, come carote, asparagi, finocchi, sedano, dragoncello, ortica, mele, pere, agrumi,fragole… Naturalmente saranno da ridurre drasticamente i consumi di cibi ad alto tenore calorico, quali formaggi, insaccati, carne grassa, dolci e naturalmente alcolici e superalcolici. La regola principe del vivere sano: dormire a sazietà e bere molta acqua!
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In primavera addio tossine!

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Anche il nostro organismo, in questa stagione, ha bisogno di “pulizia”. Il freddo dell’inverno invita a consumare più grassi, spesso di origine animale; il recente carnevale avrà stuzzicato la “goduria” di qualche frittella e altre leccornie, comunque, fritte e zuccherate. Il nostro fegato risulterà un po’ affaticato e, proprio in questa ridente stagione quando è si trova al massimo della sua espressione funzionale, esige che ci prendiamo cura di lui. Il fegato non ha simpatia per tutto quanto è secco e tostato (ad esempio i il caffè) e ama “il colore verde”: broccoletti, cime di rapa, tarassaco, erbe di campo. Non “uccidiamo” queste delizie della Natura con un eccesso di fuoco: lessate oltre misura e ripassate con aglio, pepe e sale abbondanti! Le erbette hanno bisogno di dolcezza: basta scottarle pochi minuti in acqua leggermente salata, condirle con “fili” di olio extravergine. Altri aromi vanno utilizzati con parsimonia. Si sconsiglia il pepe: è un piccante troppo forte e bloccherebbe l’energia del fegato e comprometterebbe anche una regolare funzione intestinale.Sono ottimi i ravanelli dei quali non si butta via nulla. Il loro sapore leggermente piccante stimolerà i polmoni e le vie respipratorie che ,in primavera, vivono il momento di maggior debolezza.Le radici bianche dei ravanelli, ben lavate e tritate sono indicate per zuppe e minestroni di stagione che favoriranno anche la “pulizia” dell’intestino.I ravanelli rossi, o bianchi, possiamo consumarli:

Crudi: tagliati a fettine sottili, da soli o uniti a un’insalata o qualche fettina sottile di mela, conditi un filo di olio extravergine, qualche goccia di acidulato di umeboshi ed un leggera spolveratina di origano.

Scottati: da due a tre minuti in acqua e sale.

Le foglie dei ravanelli saranno ottime crude in mezzo alle insalate o unite, all’ultimo istante di cottura, a zuppe o minestroni.

Il cibo diventa percorso culturale

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Le prime indiscrezioni sulla rassegna 2017/2018 lasciano trapelare che la prossima edizione apporterà delle piccole rivoluzioni all’interno del normale svolgimento delle serate delle Buone Tavole dei Berici. In un contesto rivisitato, con contenuti e contributi che riportano alle radici delle tradizioni vicentine e venete.

Crema di piselli in cocottina

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Ingredienti per 6 persone: un porro una cipolla bianca, una patata, 500 gr. di piselli, olio evo, sale e pepe q.b, burro.

Si fanno cuocere tutti gli ingredienti insieme, tranne il burro, aggiungendo un decilitro d’acqua se serve, perché non si attacchino sul fondo della pentola. Quando gli ingredienti sono cotti, aggiungere una noce di burro freddo e frullarli immediatamente dopo.

La chiamata di marzo

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Nella millenaria Serenissima Repubblica l’anno cominciava il 1 Marzo. Infatti ancora oggi il calendario risente di questa data per cui a partire da Marzo, il mese della rinascita, si contano i dieci mesi, per cui il settimo è settembre, l’ottavo è ottobre, il nono è novembre e il decimo è dicembre. Il capodanno veneto è festeggiato dagli ultimi tre giorni di febbraio, cioè gli ultimi giorni dell’anno, e si va avanti fino al nono giorno di Marzo. Batter Marzo, o brusar Marzo, o ciamar Marzo significa risvegliare l’anno nuovo, la vita addormentata, la terra addormentata dal gelo dell’incerno perchè si ridesti e si risvegli e si prepari per la nuova semina.“Ciamar Marso”, diffuso in tutto l’Altopiano d’Asiago, ma anche nel Padovano e nel Trevigiano, segna il passaggio dall’inverno alla primavera, dal freddo al caldo, dalla segregazione invernale alla vita comunitaria che i primi caldi facilitano. Segna, con una sola parola, il cambiamento. Adulti e bambini, uomini e donne battono, battono incessantemente qualsiasi supporto faccia rumore, per svegliare la natura e la voglia di tornare a vivere dopo il letargo invernale. Al contempo si accendono i fuochi, simbolo di coraggio, di forza

L’8 marzo: la cucina delle donne

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Nella cucina delle donne per l’8 marzo vige la sperimentazione e la ricerca delle novità come tofu, seitan, farro, khorasan kamut o ricette a base di soia. Tuttavia alcuni alimenti non mancano mai sulle tavole nonostante le tendenze innovative: tra questi c’è il pesce, i crostacei, gli ortaggi come le zucchine, i carciofi e le melanzane, o gli agretti (barba di frate) che portano il sapore della primavera. E in generale la dieta mediterranea è sempre apprezzata perché sinonimo di alimentazione salutare. I piatti più richiesti sono i passati di verdure o di legumi, verdure alla griglia o bollite, il pesce e le minestre che fanno parte della tradizione. La dieta mediterranea ha nella storia diverse connotazioni di abitudini alimentari legate al territorio. Nella bella stagione si raccolgono e si cucinano le erbe spontanee ricche di sostanze minerali, vitaminiche e curative che trovano sul territorio e con le quali realizzare frittate, risotti e contorni deliziosi. ph.gli attortellati

Dalla spesa alla tavola

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Nonostante la possibilità di poter acquistare le prime piantine di stagione, magari fragole da coltivare in giardino, il periodo può contare ancora sulla presenza degli ultimi protagonisti della tavola invernale. Un passaggio di testimone importante e corroborante, dove le due stagioni si possono fondere per un’offerta importante. La possibilità di assaporare i succosi frutti primaverili andrà di pari passo con la presenza sulla tavola di cibi energizzanti e confortanti. Spazio quindi per zuppe e vellutate, verdure stufate e cotte e, ovviamente, agrumi. Per sfruttare al meglio le qualità e le proprietà presenti nella frutta e nella verdura, è indispensabile rispettare la stagionalità dei prodotti, preferendo articoli a chilometro zero garantendo così anche un impatto inferiore sull’ambiente. Le riconferme del periodo invernale saranno ancora tante e invitanti, tra queste segnaliamo la possibilità di assaporare cavolfiori, cavolo broccolo, cavolo cappuccio, cavolo verza, indivia, barbabietole, broccoli, cavoletti, lenticchie, rape, radicchio, finocchio, cime di rapa, catalogna, scorzonera e topinambur, ultime zucche e funghi, fagioli, legumi secchi, patate, lattuga, valerianella, sedano, porri, carote, bietole, cipolle, fagiolini, ceci, spinaci, rafano e piselli, cavolo nero, cavolo rosso, cime di rapa, broccolo romanesco, cicoria, cicorino da taglio, scalogno, sedano, sedano rapa, valeriana e songino. Tra le novità sarà possibile imbattersi nella presenza del primo aglio fresco, ma anche patate novelle, carciofi, cardi, agretti e, verso la fine del mese, si potranno assaporare i primi asparagi di stagione. Per quanto riguarda gli aromi, spazio ad aneto, rosmarino, timo, salvia, prezzemolo e alloro.

Arriva la primavera!

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Marzo è il mese che finalmente apre le porte alla primavera, nonostante la sua incostanza in fatto di clima e temperature. Ci traghetterà verso il momento della rinascita, sia mentale che fisica, offrendoci giornate gradualmente più lunghe e i primi timidi, ma avvolgenti, raggi di sole. È il tempo della semina e dei nuovi arrivi: la terra si apre per mostrare i nuovi germogli, le piante e le piccole gemme. Faranno capolino i fiori con tantissimi colori sgargianti e intensi. Marzo decreta ufficialmente il passaggio di testimone dall’inverno alla nuova stagione, dal torpore al risveglio, dal sonno alla rinascita. ph. National Geographic

Cosa bolle in pentola

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Sulla tavola di questi mesi, che si stanno avvicinando alla primavera ma che sono ancora freddi, non potranno mancare pochi ma interessanti ingredienti. Per una cena romantica meglio scartare le brassicacee che, pur essendo nel loro pieno rigoglìo generano purtroppo degli odori un po’ troppo molesti. Mentre invece, sono considerati stimolanti sia le spezie come zenzero, ginseng e cannella, che gli agrumi come arancia e limone, che con il loro gusto fresco aromatizzano gradevolmente piatti dolci e salati. Per le pietanze del menu c’è da scegliere fra pesce e frutti di mare, formaggi a pasta morbida e carni di pollo, vitello, o tagli magri di maiale. Per il dolce sempre gradito cioccolato, o in alternativa a dolci della tradizione.
ph. libertaepersona

Epoca di potatura e di riordino di orto e giardino

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Le operazioni di giardinaggio sono rese più facili dall’utilizzo degli strumenti idonei e risultano forse anche più piacevoli se questi sono di ottima fattura o provenienti da ricerche su mercatini dell’antiquariato. Il mercato del collezionismo ha messo gli occhi anche sugli antichi attrezzi da giardino, i pezzi sono sempre più difficili da reperire e ciò ha determinato la crescita del loro valore. In passato gli attrezzi da giardinaggio venivano realizzati in metallo forgiato a mano secondo le più sapienti tecniche tradizionali e le parti in legno erano spesso in noce o altra essenza di pregio che potesse garantirne la robustezza e la durata nel tempo. Il peso della parte di metallo ne determinava anche la migliore capacità di lavoro. Attorno al 1800 si è maggiormente sviluppato, da parte della classe media, l’interesse verso il giardinaggio e il periodo coincide con l’avvio della produzione di massa degli attrezzi da giardinaggio. Furono fabbricati innumerevoli esemplari suddivisi in diverse categorie per soddisfare le varie esigenze di coltivazione. Gli attrezzi erano appositamente studiati per seguire le varie fasi dell’attività in giardino, la preparazione del suolo, la messa a dimora, la semina, il taglio dell’erba e la potatura.
ph. Museo Carlo Etenli, Grancona

Febbraio: fiorisce la primula

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Un’antica fiaba Boèma racconta che in un’estate lontana e molto afosa, un re insofferente per il gran caldo maledì la stagione, invocando il gelo.
Subito fu accontentato e la Regina dell’Inverno arrivò su una carrozza di ghiaccio, per avvolgere il regno in un freddo pungente. Trascorsero i mesi e, notando che il gelo non accennava ad andarsene, il re cominciò a preoccuparsi, perché i suoi sudditi erano sempre più infelici. Anche sua figlia, la principessa Valentina, si era intristita e trascorreva il tempo davanti al camino, in attesa di una primavera che non arrivava mai. Un giorno, proprio dalle fiamme che Valentina stava osservando, prese forma una fanciulla incoronata di fiori, con in mano una piccola pianta. La visione disse alla principessa di essere la Primavera e le spiegò che per rompere l’incantesimo del freddo perenne, occorreva un altro incantesimo, quello del richiamo. Quindi le consegnò la pianticella verde e le disse di interrala in giardino. La principessa tentò subito di farlo, ma la terra gelata era dura come sasso e le sue mani si ferirono, fino a farla piangere per il dolore. Le lacrime calde caddero nel terreno, che si ammorbidì e lei poté finalmente interrare la piantina. Subito i boccioli si dischiusero in tanti fiorellini gialli come il sole. E, richiamata da quel cespo fiorito, tornò la Primavera. La gente, felice, riprese ad uscire e quando vide il nuovo fiore che aveva avuto la forza di vincere il freddo, lo chiamò primula, ossia primo fiore.
da www.raccontidifata.com

“Speedy” frittelle

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Ingredienti:
220g di farina
60g di fecola
80g di burro lasciato a temperatura ambiente da qualche ora (a pomata)
3 uova
2 cucchiai di zucchero
mezza bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
scorza di un limone grattugiata
1 bustina di zucchero a velo
olio di semi per friggere

Preparazione:

Mettere in una terrina la farina, la fecola, il sale e lo zucchero vanigliato.Mescolare.
Aggiungere il limone grattugiato e il burro. Lavorare bene il tutto per ottenere un impasto omogeneo e poi far riposare il composto in frigo per un’ora. Togliere l’impasto dal frigo.
Stendere la pasta con il mattarello a 5 mm di spessore
Taglia con la rotellina a losanghe o rettangoli di diverse dimensioni
Scalda l’olio nella padella per friggere. Immergere le frittelle
Girare le frittelle per farle dorare da entrambe le parti. Scolarle su carta assorbente e poi su di un piatto da portata. Spolverizzarle con lo zucchero a velo

La stagion del Carnevale di Carlo Goldoni

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La stagion del Carnevale

tutto il Mondo fa cambiar.

Chi sta bene e chi sta male

Carnevale fa rallegrar.

Chi ha denari se li spende;

chi non ne ha ne vuol trovar;

e s’impegna, e poi si vende,

per andarsi a sollazzar.

Qua la moglie e là il marito,

ognuno va dove gli par;

ognun corre a qualche invito,

chi a giocare e chi a ballar.

ph: blogsoloaffittivacanze

La moscarola, questa sconosciuta

moscarola

La moscarola è il mobiletto adatto alla conservazione dei formaggi e salumi. Grazie alle sue ridotte dimensioni di 40x50x85cm è facilmente collocabile in qualsiasi tipo di ambiente fresco (cantina etc..). La moscarola, prima dell’avvento dei frigoriferi, veniva utilizzata e collocata in una nicchia ricavata nel muro più esposto a nord, dove anche in estate, la temperatura era sempre più bassa rispetto a sud. Costruita in solido legno la sua rete in metallo impedisce il contatto con gli insetti e permette l’aerazione del contenitore e dei cibi al suo interno.(ph.ebay)

Sapori Veneti

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La composizione del piatto è formata da una cocotte di zuppa di verze gratinata in abbinamento ad un tortino di alici e patate accompagnato da cipolla stufata all’agrodolce.

Termina il piatto, la polentina bianca morbida con broccoli fiolari saltati.

Il vino consigliato in abbinamento è il Tai Rosso dei Berici Doc.

Cucina d’inverno

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La brutta stagione è giunta alle nostre porte e si ha quindi necessità di aumentare la calorie assimilate per contrastare i rigori invernali ed un buon pasto caldo, gustoso e saporito non può far altro che riscaldarci e coccolarci. D’inverno tutti gli alimenti andrebbero ben cotti, e possibilmente stufati lentamente in un tegame di coccio o di ghisa. In questo modo se ne migliora l’assimilazione e diventano particolarmente indicati per tutti coloro che hanno bisogno di rinforzare il sistema digestivo. Anche la cottura al forno e le fritture senza uovo sono molto caloriche, a patto di non esagerare.La disinformazione in campo alimentare infatti comporta la tendenza a consumare soprattutto cibi particolarmente ricchi di grassi e altamente calorici durante la stagione invernale.Ma se è vero che col freddo il fisico necessita di maggiore energia, è altrettanto vero che una dieta sbilanciata a favore di alimenti calorici e poco varia non energizza e nemmeno fortifica il fisico, ma ha come risultato solo quello di veder aumentare il grasso corporeo.E’ ovvio che i grassi sono fondamentali e costituiscono un apporto basilare per il nostro organismo, ma alimentarsi in modo corretto significa consumare una gran varietà di cibi, rispettando l’equilibrio tra i diversi componenti della dieta, che deve includere carboidrati e vitamine. Solo in questo modo è possibile ottenere il massimo risultato per un corpo in salute e in grado di affrontare una stagione destabilizzante come quella invernale. Grandi protagonisti dell’alimentazione invernale sono, come sempre, i prodotti di stagione: la natura è sempre in grado di fornisce all’organismo tutto l’apporto di vitamine e di proteine di cui ha questi ha bisogno per difendersi dal freddo. Gli agrumi rappresentano la frutta invernale per eccellenza: non fate mai mancare arance, limoni, pompelmi e mandarini nell’arco della giornata, soprattutto durante la colazione o come spuntino in grado di spezzare la fame. Stessa cosa per i legumi, di cui si può godere tutto l’anno: un concentrato di fibre, energie e proteine vegetali consumate secche, in inverno. Oltre a questi, patate e cipolle sono fonti di vitamine, sali minerali e amidi, (quegli zuccheri complessi che costituiscono fonti di energia): lessate e condite sono da sempre un piatto tradizionalmente “povero”, ma fortificante per il corpo. Infine, non bisogna dimenticare le crucifere: cavoli, cavolfiori, broccoli verdi e verze sono infatti ricchi in vitamina A e sali minerali, detengono proprietà preventive per la significativa presenza di acido folico e proteggono l’intestino, le vie urinarie e l’apparato digestivo. Da menzionare è anche la frutta secca, che, nonostante sia disponibile in commercio tutto l’anno, rimane tipica dell’inverno e delle festività natalizie. Oltre ad essere un alimento energetico, digeribile e nutriente, mandorle, arachidi, nocciole, noci, anacardi, pistacchi e pinoli sono in grado di fornire un buon apporto di sali minerali come calcio, potassio, fosforo, magnesio, ferro. (ph. portale delle osterie)

Campagna d’inverno

inverno-11 - blue reflerctions - waercolor by martha kisling

L’inverno è la germinazione. In me suscita un senso di attesa perché ho la consapevolezza che sotto ai miei piedi la vita ricomincia. I paesaggi freddi ricoperti dalla brina o dalla neve, gli alberi spogli possono infondere un senso di tristezza ma se penso al fatto che sotto ai miei piedi, su una strada di campagna, ma anche sotto un viale alberato in città, c’è un moto perpetuo di rinascita e di preparazione, la tristezza scompare. Gli uccellini non cantano più, altri animali si avviano ormai ad andare in letargo ma abbiamo la certezza che torneranno anche loro. L’inverno è la gestazione, e assomiglia a una madre che porta nel grembo la vita anche se non la vediamo. L’attività vitale sotto terra è al massimo e si predispone ad esplodere verso l’esterno con l’arrivo della primavera.
Quando mi affaccio alla finestra e vedo che la neve si posa delicatamente sui rami degli alberi colorando di bianco i tetti delle case, sembra per un attimo di essere caduto dentro una fiaba. Fa freddo, ma se non si ha tutta questa esigenza di uscire, si può anche stare sotto le coperte a guardare la televisione o leggere un libro, magari tenendo fra le mani una tazza di cioccolata calda. La sera poi è bellissima quella sensazione che si prova quando ci si rintana sotto il piumone: nel letto si crea un tepore che la mattina, al suono della sveglia, è difficile abbandonare. L’inverno poi porta con se le feste e le città spoglie si colorano di mille lucine, le case si vestono a festa, le persone hanno voglia di passare del tempo in compagnia e canzoni natalizie risuonano nei negozi, nei centri commerciali e nelle abitazioni della gente. La mattina, il sole tarda a sorgere e quando apro le finestre la luce ancora non c’è: così arrivo alla fermata dell’autobus ancora avvolto dall’oscurità. Può essere un problema per chi lavora di prima mattina e percorre in auto strade scarsamente illuminate ma è la condizione perfetta per i miei occhi ancora assonnati, che non gradirebbero la luce accecante del sole. Un risveglio lento e graduale, a tratti accelerato da soffi d’aria fredda che trapassano anche il giubbotto e la sciarpa. Non posso nascondere che le mattine gelate mi fanno desiderare l’arrivo della primavera, ma intanto, ancora per un mesetto, mi godo il calore sprigionato dal fuoco nel mio caminetto. (Tema: L’inverno- Scuolissima – ph. “Blue Reflections” – watercolor by Martha Kisling)

Novità in vista per la rassegna 2017/2018

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Le Buone Tavole dei Berici sono già in preparativi per garantire ai loro clienti una nuova e interessante rassegna per il 2017/2018. Le idee stanno formandosi per proporre una cucina sempre più al passo con i tempi, ma allo stesso tempo sempre e comunque aderente alle tradizioni territoriali. Il ritorno alla terra, alla stagionalità, che hanno rappresentato il filo conduttore del ciclo che si concluderà il prossimo 2 febbraio, continuano il percorso culturale che evidenzia attraverso quegli stessi elementi, quanto sia importante la giusta conoscenza delle materie prime e quanto sia altrettanto fondamentale il loro uso e consumo.

Tesori di cucina per il 2 febbraio all’Antica Trattoria Al Sole di Castegnero

La dispensa come un forziere, la cantina come uno scrigno dal quale attingere tesori preparati per tempo e ben riposti, al riparo, pronti per essere gustati in un secondo momento, quando serve e quando la maturazione è giunta a puntino, regalando così profumi e sapori pieni e appaganti. Per la serata del 2 febbraio, ultima della rassegna a cura di Giovanni Veronese “Identità beriche. Storie di cibo, stagioni e uomini”, le Buone Tavole dei Berici propongono all’Antica Trattoria “Al Sole”di Castegnero insaccati di casa, preparazioni antiche e tradizionali, sapori genuini e autentici. Il menu, realizzato a più mani dai ristoratori dell’Associazione, inizia con un antipasto d’effetto: fagottino di verza con cotechino su crema di patate al profumo di cren, che subito riporta alle usanze di una cucina sostanziosa e saporita, realizzata dal padrone di casa Roberto Berno. Segue una calda e confortevole versione di risi e patate, cui Gino Gasparella del Piccolo Mondo di Zovencedo aggiunge guanciale croccante. Per passare poi ad un piatto impegnativo, spesso in passato desiderato da molti ma gustato da pochi e cioè la cacciagione, in questo caso presentata con dell’ottimo germano reale al forno, accompagnato da retiche in tortino e verza strascinata, frutto della cucina di Sandra e Angelo Primon dell’omonimo ristorante di Noventa. Per assecondare la tradizione veneta che vede il formaggio come immancabile elemento del fine pasto, Monica e Manuela Gianesin della Trattoria Isetta di Grancona propongono una selezione casearia (Pecorino, Monte Veronese, Asiago Stravecchio) corredata da confetture fatte in casa ai fichi, alle clementine o alla cipolla ramata di Montoro. Infine, Giuseppe e Giorgio Zamboni dell’omonima trattoria di Lapio, chiudono la cena in dolcezza con un doppio dessert: torta Nicolotta su zabajone e torta di pere e mele su salsa all’arancia. La scelta dei vini, selezionati fra le proposte del Triveneto, è a cura dell’Enoteca “Da Cesare” di Nanto.grafica_promo_sito-01

GIOVEDI’ 02 02 2017 ore 20,30 alla TRATTORIA AL SOLE -ultimo appuntamento della rassegna 2015/2017

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Dispensa, moscarola, e cantina.  Questi i tre elementi che saranno i protagonisti del prossimo appuntamento delle Buone Tavole dei Berici.

Alcuni scatti dei piatti protagonisti della cena del 02 febbraio ore 20,00 alla Trattoria Al Sole di Castegnero, vi aspettiamo  all’ultimo appuntamento della rassegna 2015/2017 , in attesa che parta la nuova rassegna 2017/2018.

Nei calici? Veneto ed Alto Adige in una sfida appassionante.

(Foto: G. Veronese)

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Nido di patata con formaggio fresco alle erbe

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Realizzato dall’Antico Ristorante Primon di Noventa Vicentina 

Ingredienti per 4 pers.:1 patata a testa, 200 gr di caprino fresco, guanciale di maiale, 100 gr di zucca, burro q.b.,erbe aromatiche

Procedimento:

Pelare le patate e tagliarle a julienne. Saltarle leggermente in padella, perché perdano un po’d’acqua e poi compattarle negli stampini (anche quelli da créme caramel) unti di burro, dando al tutto una forma di cestino aggiungendo un po’ di timo o erbe odorose e poco sale. Nel frattempo, prendere il caprino e lavorarlo a frusta con un po’ di burro ammorbidito e metterlo una sàc à poche. Una volta che i cestini di patate sono pronti, riempirli con il caprino lavorato e posarlo sullo specchio di zucca, ottenuto lessando e frullando la zucca. Decorare il piatto con dei cubetti di guanciale di maiale rosolato in padella.

 

 

Il Natale è più buono passato in compagnia con i menu delle Buone Tavole!

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La tavola imbandita, il profumo delle pietanze che stuzzica l’appetito, l’atmosfera calda e rilassata. Questo è il preludio di un giorno speciale: Natale. In cucina fervono i preparativi: tacchinella, lesso, tortellini in brodo, risotto al tartufo, arrosto di filetto, verdure grigliate, tortini di patate, fonduta di Asiago su involtini di verdura, solo per iniziare….. E poi i dessert più particolari e insoliti accanto ai tradizionali dolci natalizi come panettone e pandoro. Ma tutto proposto con la massima cura dei dettagli, espressione di amore e passione per il proprio lavoro. Un Natale con i fiocchi. Anzi, con le Buone Tavole!

Pasta e fasòi

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Primo piatto preparato da Monica Gianesin, Trattoria Albergo Isetta di Grancona

Ingredienti per 4 pers.: 200 gr di cipolla, 100 gr di carote, 100 gr di patate, 1 costa di sedano, 1 kg di fagioli borlotti, mazzetto di odori, pasta larga (tagliatelle o pappardelle), olio evo, sale q.b.

Procedimento:
si fa un soffritto nella maniera classica con tutte le verdure e il mazzetto di odori. Si aggiungono i fagioli e li si fa insaporire bene. Si aggiunge acqua fino a coprirli e si fanno cuocere fino a che sono teneri. Poi se ne estrae una metà e la si passa con il passaverdura per poi rimettere nella pentola la purea ottenuta. In una padellina a parte si scalda un po’ d’olio evo con dei rametti di rosmarino e dell’aglio. Quando l’olio si è ben aromatizzato lo si versa nella pentola con i fagioli e si mescola per amalgamare. Intanto si fa cuocere la pasta al dente in una pentola piena d’acqua: poi la si unisce alla minestra di fagioli e si lascia riposare. Migliora il giorno successivo la preparazione.

Viaggio in Borgogna.

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Le Buone Tavole come Goethe. Ma anzichè viaggiare in Italia, come il Grande Poeta, hanno scelto la Borgogna, per affinare le proprie conoscenze e approfondire ulteriori sfaccettature della propria professionalità. Roberto Berno dell’Antica Trattoria Al Sole, Giuseppe Zamboni della Trattoria Zamboni, Monica Gianesin della Trattoria Albergo Isetta, Angelo e Sandra Primon del Ristorante Primon, Gino e Luisa Gasparella del Ristorante Piccolo Mondo, hanno così trascorso alcuni giorni in quel di Lione, passando per Macon e dintorni, dove hanno potuto confrontarsi con i colleghi francesi e apprezzare sapori e vini d’Oltralpe.

Cena del mas-cio alla Trattoria Isetta: 25 novembre

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Un menu ricco e succulento viene proposto dalla Trattoria Albergo Isetta di Grancona per “celebrare” il maiale, il mas-cio della tradizione contadina. Si comincia con salame ai ferri con polenta e radeceto scotà con lardo per continuare poi con una calda e saporita zuppa di verze con costine di maiale, seguita da risotto con tastasale. Piatto principale: ossi de mas-cio con cren e cotechino con fagioli. Per terminare la cena fugassa onta e crema fritta. La cena sarà accompagnata con del Lambrusco reggiano.
Prezzo a persona: 40,00 Euro

 

 

 

 

La cucina diventa ricca

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I colori dell’autunno dai colli si trasferiscono ai piatti e si iniziano a gustare volatili di cortile e cacciagione abbinata ai funghi o alle verdure stagionali, come la zucca, che diventa regina della tavola in questo periodo che prelude al Natale. E allora, a mano a mano che il tempo incalza e che si avvicina alla data clou dove le tavole imbandite saranno le protagoniste assolute delle feste,  diventeranno le lucide carni dei capponi, dei tacchini o dei polastrei in tecia a darsi il turno con anitre e faraone passate allo spiedo. In abbinata con morbide porchette e succulenti tranci di manzo arrosto.  Insieme a patate, dolci o meno, bietole e coste, grasse verze e gonfi cavolfiori  che faranno a gara per completare i piatti in modo superbo. Mentre trionfi di frutta secca, agrumi e bacche spontanee arriveranno a creare le giuste atmosfere di gusto per il fine menu.

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L’arte di creare eventi memorabili. Le Buone Tavole dei Berici in Basilica Palladiana.

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Tra le tante caratteristiche che sottolineano la professionalità e il dinamismo della trentennale Associazione di cuochi berici, spicca l’evento organizzato in Basilica Palladiana a favore dell’Airc – Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. La serata, fortemente voluta e realizzata dai Ristoratori delle Buone Tavole dei Berici, supportati da Confcommercio Vicenza, ha visto la partecipazione di 250 invitati, che hanno condiviso la magia di una location d’eccezione animata da un menu costruito da Giovanni Veronese sull’abbinamento ai Cinque Sensi. Roberto Berno, presidente dell’Associazione Buone Tavole dei Berici nel ricordare la cena ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di essere riusciti ad offrire alla cittadinanza una serata così singolare e incantevole per celebrare i nostri trent’anni di attività e allo stesso tempo di aver conseguito, attraverso lo sforzo comune, un risultato così positivo in termini di raccolta fondi.” Un impegno unico per un evento unico, ma che comunque si ripete identico ogni giorno in ogni ristorante associato, per ribadire continuamente la solidità e lo spessore di cultura e di tradizione che anima il Gruppo.

Kebab berico – Il piatto unico invernale

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Il piatto è una millefoglie costruita con sfoglie di vari tipi di polenta: nera, bianca, gialla e taragna.

Fra una sfoglia e l’altra, il ripieno è formato da carne di ossobuco e verdure, in alternanza con melanzana grigliata, zucchine trifolate e formaggio Asiago Stravecchio Dop.

Il vino suggerito in abbinamento è il Tocai Rosso dei Berici Doc.

 

Le Buone Tavole tornano a scuola

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Da martedì 8 novembre, gli chef delle Buone Tavole dei Berici saranno impegnati in un percorso di aggiornamento professionale a tutto tondo, che si terrà all’Esac Formazione di Creazzo, grazie a Confcommercio Vicenza. L’iter di questo approfondimento si declinerà attraverso giornate di studio all’interno del Centro affiancate da una visita alle colline francesi, per apprendere in loco nuove tecniche di cucina e nuovi modi di essere all’avanguardia nella ristorazione. Il percorso che Roberto Berno dell’Antica Trattoria Al Sole, Giuseppe Zamboni della Trattoria Zamboni, Monica Gianesin della Trattoria Albergo Isetta, Angelo e Sandra Primon del Ristorante Primon, Gino e Luisa Gasparella del Ristorante Piccolo Mondo, durerà circa tre mesi e prevede l’intervento di tutor esperti di marketing, comunicazione, banqueting per rafforzare ancor più il ruolo di leader carismatici della ristorazione vicentina che l’associazione detiene ormai da più di trent’anni

Sùca in sàor con insalatina tiepida di coniglio e pioppini

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Antipasto preparato da “Piccolo Mondo” – Ristorante “Da Gino” di Zovencedo

Ingredienti per 4 pers.:

1 coniglio da 1 kg, 600 gr. di zucca mantovana o di Chioggia(se si vuole si possono usare anche le suchele baruchele -prodotto Deco di Zovencedo),100 gr. di uva sultanina, 60 gr di pinoli, aglio, un cucchiaio di miele, 2 cucchiai di acqua, un cucchiaio di zucchero, 2 cucchiai di aceto di vino bianco, 1-2 cipolle (bianche o di Tropea), sale e olio evo q.b.

Procedimento:

Si lessa il coniglio in acqua leggermente salta e aromatizzata con una foglia di alloro. Si prepara la zucca: dopo averla ben pulita e sbucciata, la si taglia a fettine molto sottili e la si passa in una padella antiaderente senza nessun condimento. Messa da parte, nella stessa padella si fanno dorare i pinoli che verranno a loro volta messi da parte. Nel frattempo si prepara il liquido per la marinatura: si scalda in un pentolino il miele con l’aceto e lo zucchero, si sala e si lascia riposare per 10 minuti. In questa marinatura si passa anche l’uvetta, precedentemente ammollata e la cipolla tagliata molto fine. Infine, il tutto sarà versato sulla zucca già cotta e lasciato riposare. A lato, si preparano anche i pioppini che verranno saltati velocemente in padella con un po’ d’olio, aglio, sale q.b. Il piatto viene composto in questo modo: su di un letto di zucca in agrodolce -con cipolla, pinoli e uvetta – si appoggia il coniglio disossato e tagliato a pezzetti, In cima a tutto, i pioppini.

 

Campagna d’autunno

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Era autunno. Le colline rosseggiavano come alte fiamme per le selve di castagni che infoltivano le loro groppe; la pigra terra pareva dormisse sotto una coperta leggera di foglie. Sulle aie le donne sfogliavano il granoturco giallo. Gli uomini risciacquavano, al pozzo colmo d’acqua chiara, i cesti usati per la vendemmia. Un odore frizzante di vino nuovo, come profumo di violette, si spandeva per l’aria. Questo profumo rende il vino più dolce al palato – disse Beppe bevendo un bicchiere di vino spillato da una botticella. Il sole era calato dietro le pinete verdi e le erbe alte, timide, si erano tinte di giallo. Le foglie secche si erano fermate sui rami: gli alberi sembravano attendere, pazientemente, che il vento li spogliasse e concedesse loro il lungo riposo dell’inverno.. Anche il canto degli uccelli si era spento sulle cime degli alberi.

Racconto di Lorenzo Viani

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Finisce l’estate. Inizia l’autunno in cucina.

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Finisce l’estate e arriva il tempo dell’autunno, quando i paesaggi si colorano di tonalità magiche: rosso, arancio e giallo, marrone…Questa stagione offre ancora moltissimo per chi sa apprezzare il magico incanto di questi mesi di dolcezza, quasi un languore malinconico prima dell’inverno.

Le giornate ancora cariche di luce consentono gite e passeggiate e i Colli assumono un aspetto unico. Proprio in questo periodo dell’anno esprimono i loro colori più belli. Splendide sfumature che, come per incanto, ritroviamo anche in cucina.

L’autunno regala infatti gustosi ingredienti quali zucca, mele, funghi, il mais per la polenta, i radicchi precoci, gli ultimi fichi, i melograni, l’uva e i cachi. Senza dimenticare le patate dolci, le noci e le nocciole con le mandorle e le castagne. E poi ancora i porri e i finocchi, nel pieno del loro sapore, insieme alle numerose varietà di fagioli che in questa stagione si uniscono alle carni per dare vita a piatti semplici ma elegantemente sostanziosi. Insieme a piatti di tradizione che parlano del territorio e della vita di un tempo: paeta al malgaragno, riso e suca o bigoi co’ l’arna.

 

Cena del Bollito alla Trattoria Isetta venerdì 21 ottobre

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Venerdì 21 ottobre appuntamento con la più classica delle cene alla Trattoria Isetta di Grancona. Alle 20 tutto sarà pronto per la tradizionale “Cena del bollito” dove le carni scelte e cucinate da Monica e Manuela  Gianesin verranno accompagnate dalle salse e dalle verdure della cucina classica.

http://www.trattoriaisetta.com/

Venerdì 7 ottobre alle 20.30 alla Trattoria Zamboni di Lapio – Filò ed altre storie vicentine del passato

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Le Buone Tavole fanno “filò”

Attraverso il “filò” si stava insieme e anche si custodivano e si tramandavano le tradizioni. La serata delle Buone Tavole dei Berici, la prima dopo la pausa estiva e la quinta della rassegna “Identità beriche. Storie di cibo, stagioni e uomini”, si predispone dunque a ripercorrere le orme del passato con lo stesso spirito, impegnandosi nella ricerca della tradizione e della cucina di un tempo. Il titolo programmatico della cena di venerdì 7 ottobre alle 20.30 alla Trattoria Zamboni di Lapio Filò ed altre storie vicentine del passato – offre infatti molti spunti per un menu di taglio tipicamente territoriale, legato alle usanze e alle situazioni di un tempo. Ad iniziare dal buffet di benvenuto dei padroni di casa che ripropone quei prodotti “poveri” che molto spesso l’ingegno e la pazienza portavano sulla tavola: bovoèti (lumache), fichi dell’orto, nervetti, polenta, prataioli, con una breve digressione nel prosciutto nostrano, che molto spesso si faceva in casa o nella corte. L’antipasto, di Gino Gasparella del Ristorante Piccolo Mondo di Zovencedo vede al primo posto la “suca in saòr” accompagnata da un’insalatina di coniglio e pioppini. Come primo piatto, trionfa la “pasta e fàsoi” alla maniera di Isetta, realizzata da Monica Gianesin, mentre il piatto di mezzo, realizzato da Sandra Primon dell’omonimo ristorante di Noventa, presenta un nido di patata con formaggio fresco alle erbe. Per secondo, il quarto di anitra al forno con salsa di mele e cipolline al forno, realizzato da Giuseppe Zamboni. Chiude poi il menu, lo strudel di castagne con zabajone alla cannella, a firma di Roberto Berno dell’Antica Trattoria Al Sole di Castegnero. Il costo della serata, vini inclusi, è di 55 euro a persona.

La prima domenica di ottobre, festa della Madonna del Rosario, “I bigoli co’ l’arna” a voi la ricetta…..

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I bigoli co’ l’arna sono un piatto tipico diffuso in tutto il vicentino dove è tradizione gustarli la prima domenica di ottobre, festa della Madonna del Rosario,festività si religiosa, ma con molti punti di contatto con la storia militare, infatti è di domenica il 7 ottobre 1571 la vittoria della flotta della Serenissima Repubblica di Venezia sui turchi a Lepanto. Tradizionalmente quello era già un giorno di raduno e di preghiera delle confraternite del rosario, ma dopo la battaglia Pio V stabilì che in quella data si sarebbe dovuta festeggiare “Nostra signora della Vittoria” festa che fu poi elevata a ricorrenza da Gregorio XIII nel 1573, come giorno della Beata Vergine del Rosario.

LA RICETTA:
PROCEDIMENTO
Per capire i bigoli con l’arna bisogna prima capire due cose fondamentali: cosa sono i bigoli e cos’è l’arna.
I bigoli sono degli spaghettoni di pasta fresca fatti con farina e uova e ricavati utilizzando quell’attrezzo chiamato torcio o bigolaro . Le dimensioni sono generose, tipo quelle dei pici toscani. Forse anche leggermente maggiori. Hanno la caratteristica di essere molto porosi e di trattenere bene i sughi più grassi. Nel centro non sono mai cotti, quindi gli amanti della pasta scotta avranno del filo da torcere.
L’arna è invece l’anatra, un tempo allevata in famiglia a partire da razze derivate dal Germano reale, ora più facilmente anatra muta comprata dal macellaio. Per la ricetta l’anatra sacrificale dev’essere novella.
Siamo di fronte a una ricetta popolare: quindi, torniamo a ripeterlo, le varianti sono infinite.
Parliamo delle solite quattro persone e partiamo dai bigoli: prenderete 400 grammi di farina, un pizzico di sale e li mescolerete con 4 uova intere. Serve un impasto bello asciutto e sodo. Dopo averlo fatto riposare per un’oretta chiamerete aiuto e lo passerete al torcio dividendovi i compiti: uno infilerà l’impasto nel tubo di ottone, si metterà cavalcioni sopra al torcio e farà uscire i bigoli dalla trafila con la sola forza delle braccia. L’altro terrà separati i bigoli che escono dalla trafila inondandoli di farina gialla, li taglierà alla lunghezza desiderata e li metterà ad asciugare stendendoli su di un canovaccio.
Per il sugo invece avrete bisogno di un’anatra novella di circa 60-90 giorni. Ne farete un bel brodo con il classico aiuto di cipolla, sedano e carota, avendo l’accortezza di aggiungervi anche il cuore e il ventriglio ben pulito dell’anatra. Dopo circa un’ora, un’ora e mezza filtrerete e rimetterete sul fuoco il brodo a bollire: vi cucinerete i bigoli. Nel frattempo triterete il cuore e il ventriglio precotti, i fegatini e le altre frattaglie crude, e le passerete in padella nel burro aromatizzato con qualche foglia di salvia. Salterete i bigoli belli al dente nelle frattaglie e, se vi piace, cospargerete il tutto con poco Asiago stravecchio grattugiato.

 

Nei nostri ristoranti è arrivato l’autunno…..

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Autunno a tavola La cucina d’autunno si tinge di colori diversi, da una parte i ricordi estivi sono forti, dall’altra la gastronomia cambia, dando spazio maggiore a piatti più caldi, elaborati e dal sapore più intenso. Scopriamola.

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L’ autunno è la stagione del paradosso. Se da una parte le giornate si accorciano e iniziano i primi freschi, dall’altra assistiamo a una vera e propria esplosione di colori dalle tonalità calde e vivaci.
E così frutta e verdure ricordano i colori dell’estate appena finita e ne imprigionano in succhi dolci e nettarini il calore al quale sono maturate in un arcobaleno di tinte e colori.
Si passa così dal rosso dei melograni, al viola dell’uva, all’arancio di zucche e cachi, ai colori variopinti di mele e pere e poi ancora alle mille sfumature del marrone di noci, mandorle, nocciole, castagne e funghi, dal giallo del mais, al verde dei kiwi e al bianco di porri e finocchi e chi più ne ha più ne metta….
L’alimentazione basata su frutta e verdura autunnale è la chiave per battere la tristezza delle bella stagione che se ne va colorando la tavola con una varietà notevole di tinte e sapori.
In autunno quindi è particolarmente importante seguire una dieta equilibrata che sia in grado di fornire il giusto apporto di vitamine, sali minerali e proteine di elevata qualità. Insieme a “fibre e antiossidanti”, queste “contrastano l’invecchiamento e prevengono malattie come arteriosclerosi e infarto”.
Teniamo conto, ad esempio, che il melograno è in grado di offrire una buona protezione in caso di disturbi cardiovascolari.
Non vanno poi trascurati i legumi come ceci,  fagioli e lenticchie dato il loro contenuto elevato di proteine ad alto valore biologico che oltre a fornire un importante apporto energetico sono inoltre fonte di acido folico, vitamina B1, vitamina H, diversi minerali tra i quali ferro, zinco e magnesio.
Le lenticchie infatti sono ricchissime di ferro e quindi utilissime in casi di anemia o per quanti soffrono di carenza di questo minerale, inoltre fortificano le difese contro i primi freddi.
Se poi pensiamo alle serate più fresche ecco che i primi piatti tradizionali della cucina mediterranea del nostro paese come pasta e fagioli, pasta e ceci, pasta e lenticchie oltre a varie minestre, creme e zuppe diventano perfetti primi piatti gustosi, genuini, molto nutrienti e ipocalorici.
Posto di rilievo nella cucina d’autunno lo hanno anche i frutti del bosco, come castagne e funghi e specialmente questi ultimi incrementano la varietà e il gusto delle portate potendo impiegarli in mille ricette differenti.
La regina dell’autunno è però l’uva che oltre ad essere la protagonista principale della vendemmia e, di conseguenza, di vino e grappe, approda anche sulle nostra tavole o come semplice frutto o in abbinamento ad altre vivande (branzino con l’uva, pernici su crostoni all’uva).
L’uva da tavola oltre a garantire grandi quantità di fruttosio e glucosio ha anche un effetto purificante e rigenerante grazie alle vitamine e ai sali minerali, soprattutto calcio e potassio, che possiede in abbondanza ed è proprio in questa stagione che la sua qualità è la migliore.

GUSTUS 2016- VINI E SAPORI DEI COLLI BERICI da Venerdì 28 a Domenica 30 Ottobre

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Una grande occasione per poter degustare tutte le eccellenze dei Berici: vini, grappe, prodotti  gastronomici artigianali e piatti del territorio.(noi ci siamo…..)

GUSTUS 2016
Un giorno in più. Quest’anno Gustus inizia il venerdì sera.

Venerdì 28 ottobre 2016 dalle ore 19 alle 22
Sabato 29 ottobre 2016 dalle ore 17 alle ore 22
domenica 30 ottobre 2016 dalle ore 16 alle ore 19
Palazzo Valmarana Braga
Corso Fogazzaro, 16
Vicenza

 

Riprende la rassegna “Identità beriche. Storie di stagioni, uomini e cibo”.

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Venerdì 7 ottobre alla Trattoria Zamboni, la Quarta serata del ciclo dedicato alla cucina del territorio “Identità beriche. Storie di stagioni, uomini e cibo” curata da Giovanni Veronese e realizzata dai cinque cuochi delle Buone Tavole dei Berici.

Coniglio disossato farcito con rosole, foie gras e asparagi

Chef Roberto Berno – Antica Trattoria “Al Sole” di Castegnero

Ingredienti: 1 coscia di coniglio a persona, 200 g foie gras, 500 g rosole, 300 g asparagi

Prendere la coscia di coniglio e disossarla. Mondare e lavare bene le rosole e con queste farcire bene la coscia di coniglio all’interno della quale andrà posta anche un cubetto di foie gras. Porre le cosce in un tegame con olio e burro e rosolare bene fino a che le cosce sono ben cotte. Come tocco finale, prima di servire, passare velocemente in forno a 140°C per creare una crostina croccante. Servire con gli asparagi precedentemente cotti a vapore e poi gratinati con un po’ burro e Grana Padano.

Al Piccolo Mondo si perpetua un “mito”. Venerdì 15 serata speciale.

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Venerdì 15 luglio al Piccolo Mondo di Zovencedo si perpetua un “mito”. Quello della “Culatta de mas-cio cusinà in te na braga de pan”, un piatto doc della cucina di Gino Gasparella. L’occasione per gustare questa superba specialità viene data dalle notti di mezza estate che invitano ad assaporare il fresco dei Colli in un contesto unico e con un piatto “mitico”.

Spumone di ricotta affogato alle fragole con mandorle affettate e bastoncini sablés

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Chef Gino Gasparella – Ristorante Piccolo Mondo

Ingredienti per lo spumone: 250 g ricotta, 100 ml succo limone, 50 g zucchero, 10 g colla di pesce, 60 g albumi, sale qb

Salsa di fragole: 500 g fragole, 100 g zucchero, 1 limone

Mettere i fogli di gelatina in ammollo in una ciotola con acqua fredda. Portare ad ebollizione il limone con lo zucchero(50 gr) finche’ non si sara’ sciolto. Strizzare la gelatina e versarla nel liquido caldo. Mescolare bene finche’ non sara’ completamente sciolta. Con le fruste elettriche sbattere la ricotta finche’ non risultera’ spumosa e poi unirvi lo sciroppo di limone e gelatina. A parte montare a neve gli albumi con un pizzico di sale e poi amalgamarli alla ricotta girando dal basso verso l’alto. Versare il composto in uno stampo per budini rivestito con pellicola trasparente e lasciarlo riposare in frigo almeno mezza giornata. Ideale sarebbe farlo la sera per il giorno dopo. Quando si e’ pronti per consumarlo allora mettere in un mixer le fragole lavate e senza foglie, lo zucchero e il succo di mezzo limone. Frullare bene finchè non risultera’ una salsa liscia. Versarla sullo spumone e servire qualche pezzo di fragola e mandorle sfilettate.

Bastoncini sablés:
Ingredienti: Ingredienti: 250 g farina, 150 zucchero, 125 burro fuso, 50 dl latte, 3 tuorli, sale qb

Inserire tutti gli ingredienti nel boccale del frullatore 30 sec. vel 3. E far riposare in frigo per 15 minuti. Prendere l’impasto, metterlo su di una spianatoia e con il mattarello stendere la pasta alta 1 cm, tagliarla a bastoncini e infornare in forno già caldo a 160°C per 15 minuti.

Cena delle eccellenze alimentari italiane alla Trattoria Isetta di Grancona

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Giovedì 30 giugno, la Trattoria Isetta avrà il piacere di confezionare un intero menu a base di eccellenze alimentari italiane, rappresentate dai presidi Slow Food. Il menu sarà pertanto ricco e sontuoso, con ingredienti che vanno dalle Alpi alla Sicilia. Solo per citarne alcuni: alici di Menaica, Asiago Stravecchio di Malga, peperoni “corno di bue” di Carmagnola, riso di Grumolo delle Abbadesse, Monte Veronese di Malga, coniglio grigio di Carmagnola, Butiro di Primiero di Malga, vaniglia di Mananara, Castelmagno d’Alpeggio.

L’evento gode del contributo dell’azienda dolciaria Loison di Costabissara per la vaniglia di Mananara, le aziende vinicole Cavazza e Piovene Porto Godi per i vini e la condotta Slow Food dell’Area Berica per il reperimento delle materie prime.

Venerdì 20 maggio il sommelier Simone Fanton propone “Il Primo Priorat”

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Venerdi 20 maggio alle  ore 20,30 la Cantina della Trattoria “Zamboni” propone una serata con
il Sommelier Simone Fanton.  Titolo dell’incontro è “Il Primo Priorat”. Si ritorna a degustare 20 anni dopo i primi rossi del Priorat che crearono molto scalpore nella classicità dei rossi spagnoli di fine secolo. Ecco la lista degli assaggi:
Les terasses 2002– Alvaro Palacios –
Clos de l’Obac 1998 –Costers del siurana
Grand Clos 1998– Fuentes
Finca Dofì 1997 – – Alvaro Palacios
Cims de Porrera 1996 – Mas Martinet
A seguire, la degustazione di due piatti proposti dalla Cucina: Pappardelle con ragù bianco di faraona e ricotta affumicata; Costolette di agnello ai ferri con verdure. Terminerà la piccola pasticceria. Costo della serata 60€ .

 

Isetta e Zamboni partecipano all’Asparago Lab

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L’Asparago Bianco di Bassano Dop come non si era mai visto in cucina prima d’ora. Potremmo sintetizzare così il laboratorio di ricerca e sperimentazione promosso dall’Università del Gusto su questo grande prodotto del territorio, che ha vissuto la sua fase conclusiva nei giorni scorsi al Centro Formazione Esac di Creazzo, la struttura formativa food di Confcommercio Vicenza.
La giornata di studio, chiamata “Asparago Lab”, ha visto protagonisti una decina di chef della provincia, ai quali è stato presentato il lavoro svolto nei mesi scorsi nelle cucine dell’Università del Gusto. L’iniziativa aveva l’obiettivo di individuare nuovi utilizzi di questa materia prima nei piatti della cucina vicentina.  A guidare il laboratorio, il professor Davide Cassi, docente del Master della Cucina Italiana, nonché fondatore e direttore del Laboratorio di Fisica Gastronomica dell’Università di Parma. Al suo fianco, a seguire tutte le fasi della sperimentazione, lo chef Marco Perez, docente dell’Università del Gusto e del Master della Cucina Italiana. In una coinvolgente sessione ci si è focalizzati su quella che si è rivelata la tecnica più interessante per dare nuovi spunti creativi all’utilizzo dell’Asparago Bianco di Bassano Dop in cucina: la criomacinazione. A partecipare al laboratorio, oltre a Monica Gianesin della Trattoria Isetta di Grancona e Giuseppe Zamboni della Trattoria Zamboni di Lapio di Arcugnano anche Elvis Pilati del Milleluci di Conco, Federico Pettenuzzo della Favellina di Isola Vicentina, Stefano Nardello del Ristorante Castello Superiore di Marostica, Martino Zanella della Vecchia Osteria Toni Cuco di Grancona, Andrea Slaviero del ristorante Enrico VIII di Arcugnano,  Luca Semenzato del ristorante Al Company di Vicenza, Ivan Fracaro del ristorante Des Alpes di Asiago, Paolo Violetto del ristorante alla Veneziana di Longa di Schiavon.

Cialdina con crema di piselli e trota iridea salmonata affumicata

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Chef Giuseppe Zamboni – Trattoria ” Zamboni” , Lapio

 

Ingredienti: 500 g di piselli, 300 g di ricotta, 500 g trota iridea salmonata, sale qb.

Sfilettare la trota e metterla a marinare con un po’ di sale e zucchero (2 paio d’ore). Poi passarla sopra al fuoco per ‘affumicatura su legno di ciliegio. Stufare i piselli in tegame con un po’ d’acqua e sale. Passarli al minipimer e aggiungere la ricotta per dare consistenza. Aggiustare la densità eventualmente con un po’ di brodo di cottura dei piselli. Lasciare riposare. Versare su di un piatto lo specchio di crema di piselli. Guarnire con pomdorini confit e quenelle di caprino.

Stagione di cerimonie

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Tutti pronti per la stagione più ricca di eventi: feste per prime comunioni, matrimoni, cresime, sono ben ospitate fra il verde dei Colli Berici, dove i nostri ristoratori sapranno dare il meglio per far diventare queste giornate veramente indimenticabili! I menu sono personalizzabili e tagliati su misura per ogni festeggiato. La vasta scelta delle portate unita all’esperienza e all’abilità di ogni chef saprà dare il tocco in più ad una giornata particolare.

http://www.trattoriazamboni.it/public/sitemin/menu_comunioni_maggio_2016_1.pdf

Eventi


http://www.ristoranteprimon.it/menu.pdf
http://www.trattoriaisetta.com/#!comunioni-e-matrimoni/c21jy
http://www.anticatrattoriaalsole.com/it/i_nostri_piatti_trattoria_al_sole.php?id=8

Riconoscimento spumante demi-sec millesimato 2011- Ca’ Rovere –

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Complimenti all’Az. Agricola Ca’ Rovere per il riconoscimento  ricevuto  allo Spumante Metodo Classico Cà Rovere Demi-sec millesimato 2011

 

 

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I fiori eduli della primavera

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L’uso in cucina dei fiori risale a migliaia di anni fa, dalla civiltà cinese a quella romana alla greca. Molte culture usano queste meraviglie della natura nelle loro ricette tradizionali, pensiamo ai fiori di zucca utilizzati da noi italiani o ai petali di rosa nelle preparazioni indiane.

Aggiungere fiori nei nostri piatti può essere un buon metodo per dare colore, sapore e fantasia. Alcuni sono speziati, altri erbacei, altri fragranti e così via.Spesso vengono utilizzati in insalate, te, come guarnizione soprattutto di dessert o nei cocktail, ma l’uso creativo non ha limiti.

Allium –Tutti i fiori della famiglia dell’allium (porri, erba cipollina, aglio…) sono edibili e gustosi.

Aneto –Fiori gialli dal sapore molto simile all’erba

Angelica –A seconda della varietà, i fiori vanno dal lavanda/blu al rosa acceso. Il sapore ricorda la liquirizia

Basilico– I fiori di questa pianta sono disponibili in una varietà di colori che va dal bianco al rosa al blu. Il sapore è simile alle foglie, ma più debole

Borragine –Di una bella tonalità blu, il fiore sa di cetriolo!

Calendula –Da utilizzare in cucina assolutamente. Il gusto è piccante, sapido, pepato. Il colore dorato aggiunge un tocco di lusso a qualsiasi piatto

Camomilla –Ricorda la margherita. I fiori hanno un sapore dolce e vengono spesso utilizzati negli infusi, che ve lo dico a fare. Ma l’aroma è da sfruttare anche per le vostre ricette

Cerfoglio –I fiori dal gusto delicato con una nota di anice

Cicoria –L’amarognolo della cicoria è più accentuato nei petali e boccioli. Messi in salamoia sono ottimi Citrus (arancio, limone, lime, pompelmo…) – I fiori sono dolci e molto profumati. Da utilizzare con parsimonia o il sapore nel vostro piatto sarà coperto

Coriandolo –Come le foglie,o lo si ama o lo si odia (io lo odio): i fiori ne condividono il sapore erbaceo. Da utilizzare freschi: scaldandoli perdono il loro fascino

Crisantemo – Un po’ amaro, la varietà di colori è un arcobaleno. Il sapore va dal piccante al pungente Dente di leone – I boccioli si possono mettere sottaceto. La salsa di fiori di tarassaco (il nome meno comune di dente di leone) è ottima con la pasta

Finocchio – I fiori gialli sono una delizia per gli occhi con un sottile sapore di liquirizia

Fiordaliso – Erbaceo nel sapore, i petali sono commestibili. Da evitare il gambo amaro

Fiori di zucca – Gli utilizzi nella cucina italiana sono innumerevoli. Rimuovere sempre gli stami

Garofano –I petali sono dolci e aroma profumato

Gelsomino –Questi fiori superfragranti vengono utilizzati nel te, ma si possono usare anche nei dolci

Girasole – I petali sono commestibili e il germoglio può essere cotto a vapore, come il carciofo

Gladiolo –Anche se il sapore è debole, possono essere farciti, o i loro petali per ingentilire un’insalata

Glicine – Profumati e suggestivi

Ibisco – Notoriamente utilizzato nel te, il sapore è vivace. In una crostata di mirtilli può essere il tocco in più (da usare con parsimonia)

Impatiens – Graziose piante da appartamento per l’abbondanza di fiori. In cucina limitiamoci ad utilizzarne i petali come decorazione

Issopo anice –Sia il fiore che le foglie hanno un sottile gusto di anice o liquirizia

Lavanda – Dolce, speziato e profumato, un tocco in più in piatti salati e dolci. A Marsiglia fanno un biscotto tipico all’aroma di lavanda, le “navette”

Lilla –Odore pungente, ma l’aroma agrumato è da sfruttare

Menta –Sorpresa! I fiori sanno di menta…

Monarda –I suoi fiori rossi hanno il sapore di menta

Nasturzio –Uno dei fiori commestibili più popolari. Brillantemente colorato con sapore dolce con una punta di peperoncino. Potete farcire i fiori, aggiungere nelle insalate ecc.

Ravanello –Di diversi colori, i fiori hanno un distinto sapore pepato

Rosa – I petali hanno un sapore profumato ideale in bevande, dolci e marmellate. Il sapore è più pronunciato nelle varietà più scure

Rosmarino –I fiori sono di un sapore più moderato rispetto alla pianta; utilizzatelo per guarnire piatti

Rucola –I suoi fiori sono piccoli e neri al centro, con un sapore pepato molto più accentuato delle foglie comunemente utilizzate

Salvia –Sapore simile a quello delle foglie, ma più delicato

Trifoglio –Qualora non troviate un quadrifoglio da tenere nel portafogli, usate i fiori del trifoglio per la loro dolcezza con note di liquirizia

Verbena odorosa –I fiori bianchi hanno sentore di limone. Ottimo il te e nei dolci

Viola –Adorabile e deliziosa, ha un sapore delicato di menta. Ideale per insalate, pasta, piatti a base di frutta e bibite

 

 

 

Fino al 5 maggio Festa degli Asparagi nel Bassanese

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La scoperta dell’asparago di Bassano, asparago di tipo “bianco”, si narra sia del tutto casuale e dovuta ad una grandinata violentissima che si abbattè nella zona intorno al ‘500.

Tale grandinata avrebbe distrutto la parte epigea dell’ortaggio costringendo così il colono a cogliere la parte che stava sotto terra, cioè la parte bianca. Si accorse, con stupore, oltre ad essere commestibile era anche saporita e di gusto gradevole e da allora cominciò a cogliere l’asparago prima che spuntasse da terra.

Per tutta la durata della manifestazione sarà possibile assaporare svariate specialità gastronomiche tipiche del territorio, deliziando il proprio palato con il caratteristico gusto dolce-amaro che rende del tutto particolari gli asparagi di Bassano.

Raviolo aperto con ragù di cortile tagliato al coltello, asparago verde, erbette e fondo di alpeggio

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Chef Sandra Primon – Antico Ristorante “Da Primon” di Noventa Vicentina

Ingredienti per la sfoglia di pasta: 1 uovo per ogni etto di farina.

Disporre la farina setacciata a fontana su una spianatoia possibilmente di legno. Creare un buco al centro (detto fontana). Rompere le uova all’interno della fontana. Con l’aiuto di una forchetta sbattere le uova andando ad amalgamare un poco alla volta la farina del bordo interno. Tenere eventualmente un po’ di farina a parte se l’impasto risultasse troppo morbido e appiccicoso, se invece risultasse troppo duro e difficile da lavorare, aggiungere un po’ d’acqua a temperatura ambiente. Impastare per una decina di minuti con le mani fino a formare un impasto liscio e compatto. Dare all’impasto una forma di palla e coprirla con la pellicola trasparente e farla riposare per un’ora fuori dal frigorifero. Tirare la pasta col mattarello su una spianatoia infarinata o con l’apposita macchinetta dando lo spessore adatto al tipo di formato che se ne vuole ottenere (almeno 3 mm o anche meno), più è sottile e più è buona. Tagliare a proprio piacimento. Lasciare asciugare almeno 2-3 ore prima di cuocerla.
Ingredienti per il ripieno: 300 g di lonza di maiale, 300 g di magatello di vitello, 300 g di petto di pollo, 300 g di petto di tacchino (aggiungere volendo anche 300 g di coniglio), mazzetto di odori, 300 g asparagi verdi, erbe spontanee, 200 g carote piccole, 300 g formaggio di Alpeggio, 250 ml panna..

Tagliare al coltello la carne che viene fatta rosolare in padella con un po’ di olio e scalogno insieme ad un mazzetto di odori. A parte saltare in padella gli asparagi verdi tagliati a tocchetti insieme alle erbette e alle carotine. Una volta cotti entrambi i preparati comporre il raviolo aperto.

Tagliare a quadrati la sfoglia di pasta e calcolarne almeno tre per piatto. Cuocerle in acqua bollente. Si parte con la fonduta di formaggio di Alpeggio, ottenuta facendo fondere a fuoco dolce il formaggio a tocchetti nella panna. Per rendere più spessa la fonduta si può aggiungere un po’ di amido o di fecola. Sopra il letto di fonduta si mette la prima sfoglia e la si farcisce con il preparato di carne che va coperto con un altro rettangolo di pasta e le verdure. Si copre con un altro rettangolo e si spolverizza con un po’ di Grana e di foglioline di timo. Un veloce passaggio in forno per amalgamare e scaldare i sapori.

 

Venerdì 29 aprile da Zamboni va in scena il “Piatto della Memoria”

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Sapori perduti, gusti ritrovati. La cena proposta per venerdì 29 aprile dalla Trattoria Zamboni ha proprio lo scopo di ripercorrere i sentieri della memoria e di catturare i ricordi per metterli nel piatto.  Così ingredienti dimenticati oppure solo accantonati saranno nuovamente i protagonisti di una serata nata sotto l’insegna della tradizione. Pasticcio, fegatini di pollo, fiori in pastéapolastreo in técia, torta sabbiosa, sono solo alcuni dei piatti che lo chef Giuseppe Zamboni ha preparato per questa speciale serata, giunta già alla sua seconda edizione.

http://www.trattoriazamboni.it/it/eventi-vicenza-colli-berici/venerdi-29-aprile-ore-20-30-sapori-memoria-ricordi-famiglia-013

Patè grasso di fegatini di pollo con spuma di cipolle e s-ciopeti

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Chef Monica Gianesin – Trattoria Albergo “Isetta” di Grancona

Ingredienti: 500 g fegatini di pollo, 2 hg burro, 0,50 dl Porto, 0,50 dl Brandy, 100 dl panna fresca, 3 g colla di pesce, sale e pepe e zucchero qb, alloro.

Per la mousse viene usata la confettura di cipolle:
500 g di cipolle rosse, 600 g di zucchero, aceto di vino rosso qb, sale qb.

Mondare i fegatini e tagliarli a pezzetti e condirli con sale, pepe e zucchero per circa mezz’ora. Poi rosolarli in padella con il burro e cuocerli al punto in cui l’interno rimane ancora rosato. In un altro pentolino versare i due liquori e la foglia d’alloro. Scaldare il tutto e far bruciare per mandare via l’alcol. Aggiungere la colla di pesce bagnata. Versare i fegatini nel frullatore insieme ai liquori (togliere la foglia d’alloro) e aggiungere burro a pezzetti e la panna, sempre frullando. Regolare di sale e mettere il tutto in una terrina in frigo fino a che il composto si è ben rassodato.

La confettura: mettere a bagno le cipolle pelate e tagliate a fette nell’aceto di vino rosso con lo zucchero. Scaldare il tutto e aspettare il giorno dopo. Proseguire con la bollitura fino a che non addensa.

Questa confettura è unita alla panna montata per formare la mousse.

Serata scivolosa: le Buone Tavole curano la cena conclusiva di O-Live

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La 15° edizione della Festa dell’Olio Extravergine di Oliva organizzata dai Comuni di Barbarano e di Mossano, vedrà la sua conclusione ufficiale giovedì 21 aprile con la “Serata scivolosa,  una cena di gala curata dalle Buone Tavole dei Berici, e dedicata all’olio d’oliva dei Berici. Teatro della serata, il ristorante Piccolo Mondo di Gino e Luisa Gasparella a Zovencedo, dove il menu, realizzato in maniera corale da tutti e cinque i componenti del Gruppo, sarà commentato da Giovanni Veronese. Il tema dei piatti, naturalmente, verterà sull’olio d’oliva dei Colli Berici che vede nel Consorzio Olibea il proprio portavoce. Gli ospiti saranno accolti dal buffet di benvenuto realizzato dai padroni di casa, cui farà seguito un antipasto curato da Monica Gianesin della Trattoria Locanda Isetta di Grancona, dove il baccalà troverà un perfetto abbinamento con le olive e i pomodorini secchi in un’appetitosa insalata che nisce gusti mediterranei e tradizioni vicentine. Il riso di Grumolo delle Abbadesse si sposerà poi con le erbette spontanee, mantecandosi con l’olio d’oliva sotto le sapienti mani di Giuseppe Zamboni dell’omonima trattoria di Lapio, mentre Angelo e Sandra Primon del’Antico Ristorante “Da Primon” di Noventa Vic. proporranno un piatto fresco e saporito, dove i sapori dell’orto saranno esaltati dall’olio dei Berici Dop: manzetto leggermente affumicato su gallinella, semi di girasole tostati, ratatouille di verdure con emulsione all’olio di oliva, olive e succo d’arancia. Lo spumone di ricotta affogato alle fragole con mandorle affettate e bastoncini sablè, preparato da Roberto Berno dell’Antica Trattoria “Al Sole” di Castegnero, concluderà la serata. In abbinamento, vini della zona collinare delle aziende agricole Marcato, Ca’ Basso, Piovene Porto Godi, Il Colle di Gà. Il costo della serata è di 40€.

 

La primavera in tavola nel menu dei “Risvegli”

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“Risvegli”, questo è il titolo programmatico della terza serata in calendario per la rassegna “Identità beriche. Storie di stagioni, uomini e cibo” delle Buone Tavole dei Berici curata da Giovanni Veronese. L’inverno lascia il posto alla primavera e sulla tavola si trovano i frutti della nuova stagione. Venerdì 15 aprile all’Antico Ristorante “Da Primon” di Noventa Vic. i sapori dell’orto e del frutteto, in connubio con il cortile e la malga, saranno interpretati coralmente dai cinque cuochi dell’Associazione in un menu fresco ed invitante che sceglie le primizie per piatti di altissimo livello. Delicatezza nei fegatini trattati a patè che Monica Gianesin della Trattoria Locanda Isetta presenta nell’antipasto accompagnandoli con una mousse di cipolla novella e contorno di s-ciopeti (silene), mentre Angelo e Sandra Primon dell’omonimo ristorante si producono in un raviolo aperto al ragù di cortile al coltello con asparagi verdi ed erbette, profumato d’alpeggio. Nel piatto di mezzo – fra il primo e il secondo – troviamo la tenerezza dei piselli primaverili esaltata dalla crema proposta da Giuseppe Zamboni della Trattoria Zamboni, in contrasto con una cialdina croccante e il filettino di trota iridea salmonata affumicata. Sapori di cortile nel secondo piatto, realizzato da Roberto Berno dell’Antica Trattoria Al Sole, dove il coniglio disossato si propone farcito di rosole e foie gras e si accompagna con gli asparagi gratinati. Termina in freschezza, lo spumone di ricotta affogato alla fragola con mandorle a filetti e bastoncini sablés preparato da Gino Gasparella del Piccolo Mondo. Il costo della serata è di 55 euro.

Piatto Unico “Profumi primaverili”

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CHEF GIUSEPPE ZAMBONI – TRATTORIA “ZAMBONI” DI LAPIO

La cornice del piatto accoglie una frittatina “stracciata” ai bruscandoli, con accanto un mini pasticcio di asparagi di Bassano in sfoglia appoggiato su di un mix di asparagi bianchi e verdi tagliati a tocchetti e passati in padella con un po’ d’olio.

Termina la composizione uno spezzatino di coniglio, insaporito da olivette dei Berici, su purè morbido di patate.

Il vino suggerito in abbinamento è il TaiRosso dei Berici Doc.

Le Buone Tavole dei Berici al Vinitaly

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In collaborazione con il Consorzio Vini Colli Euganei
e il Consorzio Tutela Formaggio Asiago

Martedì 12 aprile, presso lo stand del Consorzio Vini colli Euganei, le Buone Tavole dei Berici saranno presenti al Vinitaly per interpretare con la loro abilità e la loro creatività il formaggio Asiago Dop messo a disposizione dal Consorzio di Tutela Formaggio Asiago. All’ora di pranzo, dunque, gli chef dell’Associazione, per l’occasione guidati da Monica Gianesin della Trattoria Locanda Isetta e vicepresidente del Gruppo, proporranno piatti che interpretano la stagionalità con la tradizione con una particolare attenzione alle nuove mode, fatte di bocconcini e di assaggi molteplici e sfiziosi: un momento che diventa happy hour con i prodotti del territorio. Il menu verrà declinato durante uno show cooking allo stand E7 del padiglione 5 e offrirà diverse tipologie di preparazioni. Troviamo, infatti, il flan di polentina accompagnata da un misto funghi in abbinamento con una fonduta di Asiago Dop fresco, oppure l’orzotto di asparagi bianchi e verdi arricchito da rapatura di Asiago Dop vecchio o, anche, i bocconcini di Asiago Dop stravecchio serviti con il miele dell’apicoltura “l’ape di Gardin” di Barbarano Vicentino. L’Associazione delle Buone Tavole dei Berici, nasce più di trent’anni fa dalla volontà e dall’impegno di un gruppo di ristoratori deciso a mettere la propria conoscenza e la propria abilità al servizio comune per promuovere e valorizzare il territorio e i suoi prodotti tipici. Tra i fondatori, ricordiamo i compianti Severino Trentin e Galdino Gianesin che hanno lasciato un profondo segno di umanità e professionalità. Ora le Buone Tavole dei Berici vedono la partecipazione di cinque ristoratori: Roberto Berno, dell’Antica Trattoria “Al Sole” di Castegnero e attuale presidente, Monica Gianesin della Trattoria Locanda “Isetta” di Grancona e vicepresidente, Gino Gasparella che insieme alla moglie Luisa guida i ristorante “Piccolo Mondo” di Zovencedo, Giuseppe Zamboni della Trattoria “Zamboni” di Lapio, Angelo Primon insieme alla madre Sandra dell’Antico Ristorante “Da Primon” di Noventa Vicentina. In quest’ultimo ristorante, venerdì 15 aprile si terrà una cena a tema dal titolo “Risvegli”, che rappresenta la terza serata di una rassegna iniziata lo scorso ottobre e curata da Giovanni Veronese intitolata “Identità beriche. Storie di stagioni, uomini e cibo.”

 

Buone Tavole a Spaziocasa

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Monica Gianesin della Trattoria Locanda Isetta di Grancona e Susy Miazzo della Trattoria Zamboni di Lapio hanno tenuto brillantemente uno show cooking  nell’Arena del Gusto curata da Confcommercio Vicenza, allestita a Spaziocasa, la mostra dell’arredo e dei complementi dedicati all’abitazione della Fiera di Vicenza.  Intervistate da Laura Ferrari di Verdeanordest Tv, le due chef hanno preparato un menu primaverile che consisteva in una insalata di baccalà, olive taggiasche, pomodorini secchi, accompagnata da un tortino di patate, come antipasto, a cui facevano seguito i ravioli ripieni di rosole in salsa di cannellini. A fianco, una crema di piselli novelli arricchita da quenelle di caprino, pomodorini confit. Al termine, la preparazione della torta di polenta, altrimenti chiamata putana, pinza o maccafame.

Novità per la rassegna 2017 / 2018…….

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A breve le novità , 2 febbraio ore 20,30 alla Trattoria Al Sole gustatevi l’ultima cena che chiude la lunga rassegna 2015 2017…..

GIOVEDI’ 21 APRILE 20,30 – O-LIVE – SERATA SCIVOLOSA – FESTA DELL’OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA

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Piatto Unico “Arcobaleno di sapori”

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PIATTO UNICO NUOVE IDEE DI PRIMAVERA – CHEF SANDRA PRIMON, ANTICO RISTORANTE “DA PRIMON”, NOVENTA 

CREMA DI PISELLI IN COCOTTINA

Ingredienti per 6 persone: un porro una cipolla bianca, una patata, 500 gr. di piselli, olio evo, sale e pepe q.b, burro. Si fanno cuocere tutti gli ingredienti insieme, tranne il burro, aggiungendo un decilitro d’acqua se serve, perché non si attacchino sul fondo della pentola. Quando gli ingredienti sono cotti, aggiungere una noce di burro freddo e frullarli immediatamente dopo.

 

QUENELLE DI “PANA’”

Versare in una pentola mezzo litro d’acqua e farlo bollire. Al bollore gettarvici del pane raffermo senza crosta, aggiungendolo un po’ alla volta, in modo che si imbeva bene. Poi condire con olio evo, sale e pepe q.b. e abbondante Grana Padano Dop. Cuocere fino a che tutto il preparato si sia asciugato (anche un’ora, se serve). A cottura, raccogliere con un cucchiaino la “panà” e depositarla in centro alla cocotte di crema di piselli.

INSALATA DI ASPARAGI CON UOVA

Ingredienti per 6 persone: un mazzetto di asparagi bianchi e uno di asparagi verdi da 250 gr, un uovo a persona, sale e olio evo q.b. Pulire e pelare bene gli asparagi, sia bianchi che verdi, che andranno scelti a sezione sottile. Far bollire l’acqua, salarla e arricchirla anche con un cucchiaio di zucchero – per far perdere un po’ l’amarognolo alle verdure – e aggiungere gli asparagi interi, fino a quando saranno teneri ma ancora sodi. Scolarli, tagliarli a pezzetti in diagonale e disporli sul piatto con un giro d’olio d’oliva. Sopra, posizionare le uova sode in spicchi (almeno uno per persona) spruzzate di aceto balsamico.

MILLEFOGLIE DI POLLO E VERDURE

Ingredienti per 6 persone: verdure miste (carote, zucchine, patate, a piacere), 2 petti di pollo, sale e olio evo q.b. Pelare e tagliare a rondelle le patate che vanno sbollentate e poi passate un attimo in padella con un po’ d’olio evo. Le carote vanno tagliate a julienne e le zucchine con la mandolina: il tutto poi viene saltato in padella con un po’ di olio evo. A parte si tagliano i petti di pollo in filettini piccoli che vanno passati in padella con olio e rosmarino. Alla fine, si compone il piatto, alternando pollo a verdure.

Prova piatti all’Antico Ristorante Primon in vista del 15 aprile

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Prova piatti all’Antico Ristorante Da Primon di Noventa Vicentina, in vista della serata del 15 aprile, prossimo impegno delle Buone Tavole dei Berici e intitolata “Risvegli”, in onore della primavera e della natura dopo l’inverno. I piatti si sono succeduti rapidi e saporiti, fra sperimentazioni e conferme. Previsti ingredienti freschi ed equilibrati provenienti dal cortile (fegatini di pollastrello, coniglio), oppure dai prati e dall’orto(s-ciopeti, erba maresina, erba cipollina, menta, fragole, asparagi e piselli), o dai rii di confine (trota) e dalle stalle (ricotta ovina e vaccina, caprino).

Chiamare Marzo

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E’ un’antica tradizione contadina quella che sta avendo luogo in queste settimane. Asiago, come Recoaro, come Montecchio o Peschiera dei Muzzi e Sovizzo,  dappertutto si rinnova la tradizione dello “S-cella Marso” o “Shella Marz” parole di origine cimbra che significano appunto “Chiamare Marzo”. L’evento ricorre ogni anno a fine febbraio per salutare in modo gioioso e chiassoso l’arrivo della primavera che per gli antichi cimbri iniziava appunto il primo di marzo; il tutto si conclude con il tradizionale “rogo delle vecia” un enorme pupazzo di legno e cartapesta che, venendo dato alle fiamme simboleggia l’inverno che se ne va. Nel frattempo, adulti e bambini battono forte sui bandoni=bidoni, agitando le campane e i campanacci che in cimbro si chiamavano schelle per far fuggire più in fretta l’inverno.

Angelo Primon di Antico Ristorante Primon: botta e risposta

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Gli inizi?

Circa 250 anni fa…I Primon sono a Noventa da sempre…

Il ricordo gastronomico dell’infanzia?

Gli spiedi di mio padre Mario.

Il primo piatto che hai cucinato?

Mi piaceva la pasticceria, ho fatto una torta..salata però. Già allora volevo fare qualcosa di diverso.

La tua materia prima preferita?

La tradizione della cacciagione è viscerale..Germano, alzavola e capriolo su tutto.

Come definisci la tua cucina?

Stagionale in primis, legata alla tradizione.

I tuoi fornitori storici, il rapporto con loro?

Da quando sono qui le faraone e il baccalà hanno sempre le stesse “facce”.

Il tuo rapporto con il vino?

Ottimo, non mi faccio mai mancare un calice di merlot a tavola, meglio se del territorio, mi paicciono i vini dei Colli Berici.

Come immagini la ristorazione del futuro o cosa ti piacerebbe fare se potessi ricominciare tutto da capo?

Mi immagino di mangiare attraverso le pillole, attraverso dei preparati liofilizzati, il tutto con una visione molto industrila e meccanica.

I piatti che non possono uscire dal menù?

Uno dei tipici piatti vicentini: gli gnocchi zucchero e cannella, il bacala e i capelli d’angelo in brodo di fegatini che fa ancora mia madre Sandra.

Dove ti piace andare a mangiare nel tuo giorno libero?

Il Casin del Gamba è sempre un punto di riferimento, anche loro amano la cacciagione come me

Qual’è stato il ristorante che ti ha impressionato di più?

Non ho un posto preferito o “del cuore”, vado dove la cucina tradizionale viene interpretata bene, senza fronzoli. Se poi c’è anche uno spiedoallora meglio..

8 marzo: Festa della Donna!

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L’8 marzo si festeggia la Festa della Donna: tu come passerai la serata? Invita le amiche a cena. Potrai scoprire I piatti più famosi a tema e tante golose varianti: dalla classica torta mimosa al cocktail mimosa, passando per antipasti sfiziosi, primi veloci, secondi vegetariani e tanti altri stuzzichini. I ristoratori delle Buone Tavole dei Berici saranno a vostra disposizione per rendere incantevole la vostra serata.

Crema fritta su specchio di zucca e arancia

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DESSERT – CHEF MONICA GIANESIN, TRATTORIA LOCANDA ISETTA, PEDERIVA DI GRANCONA

Ingredienti per 4 persone: 500 g di latte, 50 g di burro, sale qb, un baccello di vaniglia, cannella, scorza di arancia grattugiata, farina di semola 100 g, canditi 150 g, zucchero 60 g, tuorli 70 g

Far bollire latte, burro, sale e i tre aromi. Quando bolle incorporare farina di semola, canditi, zucchero, tuorli, mescolando fino all’inspessimento del composto. Ottenuta la crema stenderla su di una teglia con carta da forno fino a 2 cm di spessore. Una volta raffreddata, tagliarla a cubotti di 2 cm per lato ca. Spennellare i cubi di uovo sbattuto, passarli nel pangrattato e friggerli nell’olio. La crema fritta viene servita con una salsa di zucca arancia ottenuta dalla cottura a vapore della zucca, poi frullata e aromatizzata con succo d’arancia e un po’ di zucchero.

Degustazione verticale all’Azienda Vinicola Dal Maso

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Venerdì 26 febbraio all’Azienda Vinicola Dal Maso di Montebello Vicentino si terrà un’insolita e quanto mai appassionante degustazione verticale. Sarà infatti un evento che porterà alla scoperta dei Colli Berici. Protagonista degli assaggi sarà il Merlot Casara Roveri Colli Berici Doc che sarà declinato dal punto di vista delle diverse annate, ad iniziare da quella del 1999.

Salsa & Merende, il blog di Renato Malaman, parla di noi

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Nel suo blog, Salsa & Merende, Renato Malaman, esperto giornalista enogastronomo de “Il Mattino di Padova”, dedica una recensione alla serata del 29 gennaio, intitolata “Dal Sacro al Profano” e tenutasi, come noto alla Trattoria Albergo Isetta. Qui di seguito, il link all’articolo per leggerlo tutto d’un fiato!

http://salsa-e-merende-padova.blogautore.repubblica.it/2016/02/13/maiale-e-baccala-insieme-la-sfida-audace-delle-buone-tavole/

 

San Valentino: chi era costui?

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Nel 496 papa Gelasio I dedicò il 14 febbraio al santo e martire Valentino, presumibilmente anche con lo scopo di cristianizzare la festività romana. Sebbene la figura di san Valentino sia nota anche per il messaggio di amore portato da questo santo, l’associazione specifica con l’amore romantico e gli innamorati è quasi certamente posteriore, e la questione della sua origine è controversa.

Una delle tesi più note è che l’interpretazione di san Valentino come festa degli innamorati si debba ricondurre al circolo di Geoffrey Chaucer, che nel Parlamento degli Uccelli associa la ricorrenza al fidanzamento di Riccardo II d’Inghilterra con Anna di Boemia.[5] Tuttavia, studiosi come Henry Kelly e altri hanno messo in dubbio questa interpretazione. In particolare, il fidanzamento di Riccardo II sarebbe da collocare al 3 maggio, giorno dedicato a un altro santo omonimo del martire, san Valentino di Genova.

Pur rimanendo incerta l’evoluzione storica della ricorrenza, ci sono alcuni riferimenti storici che fanno ritenere che la giornata di san Valentino fosse dedicata agli innamorati già dai primi secoli del II millennio. Fra questi c’è la fondazione a Parigi, il 14 febbraio 1400, dell'”Alto Tribunale dell’Amore”, un’istituzione ispirata ai principi dell’amor cortese. Il tribunale aveva lo scopo di decidere su controversie legate ai contratti d’amore, i tradimenti, e la violenza contro le donne. I giudici venivano selezionati sulla base della loro familiarità con la poesia d’amore.

La più antica “valentina” di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo, e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée….

L’uso di spedire “valentine” nel mondo anglosassone risale almeno al XIX secolo. Già alla metà del secolo negli Stati Uniti alcuni imprenditori come Esther Howland (1828-1904) iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale; a sua volta, la Howland si ispirò a una tradizione antecedente originaria del Regno Unito. Fu proprio la produzione su vasta scala di biglietti d’auguri a dare impulso alla commercializzazione della ricorrenza e, al contempo, alla sua penetrazione nella cultura popolare.[3][10] Il processo di commercializzazione della ricorrenza continuò nella seconda metà del XX secolo, soprattutto a partire dagli Stati Uniti. La tradizione dei biglietti amorosi iniziò a diventare secondaria rispetto allo scambio di regali come scatole di cioccolatini, mazzi di fiori o gioielli.

 

Mortadea de copa de masc-io con raixeo ed erbe di campo

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SECONDO PIATTO – CHEF GINO GASPARELLA, PICCOLO MONDO, ZOVENCEDO

Ingredienti per 4 persone: 800 g di coppa di maiale giovane, 100 g di lardo stagionato, 4 scalogni, 2 carote, 1 radeselo di maiale (rene) farina per polenta, verdura di campo, radicchi etto variegato invernale, 4 foglie di verza invernale che abbia subito una brinata, crema di vino, olio evo, sale e pep q.b.

Tritare con macina grossa la coppa con il lardo lo scalogno e carota. Amalgamare bene il tutto a mo’ di polpetta aggiungendo sale e pepe. Sbollentare le foglie di verza in acqua salata lasciarle raffreddare. Su ogni foglia di verza adagiavi una quantità di prodotto e chiudere a pacchetto, poi avvolgere il tutto con il radeselo e  passarlo al forno a bassa temperatura per circa 20 minuti pungendolo con una forchettina. Portare a temperatura di  180 per circa 10 min. A leggera doratura di cottura,  impiattare con cestino di polenta croccante in aggiunta di verdura cotta e radicchietto variegato invernale.

Per il cestino di polenta fare una polentina tenera versate in uno stampino. Passarlo al forno pe alcnimini  200 gradi. Poi sfornare, staccare subito sopra la polenta passare al forno per alcuni minuti a 200 gradi.

Per la crema di vino: vino, farina, burro,alloro, timo ecc. (non e’ vin cotto). Tutto mescolato e scaldato in padella.

Buon San Valentino!

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Il giorno di San Valentino è troppo speciale per farlo finire subito. Va gustato, assaporato, millesimato…come un buon vino o un cibo squisito. La sera diventa galeotta se poi si divide la tavola e l’atmosfera in uno dei ristoranti delle Buone Tavole. Ognuno di essi avrà un menu dedicato per questa occasione davvero speciale!

(ph.greenstyle)

 

 

Venerdì 12 febbraio Serata del mas-cio alla Trattoria Isetta

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Per continuare il filo conduttore dei cibi invernali, ecco che la Trattoria Albergo Isetta di Grancona allestisce una serata dedicata al maiale nella tradizione della cucina veneta. Venerdì 12 febbraio alle 20.30 la cena inizierà con un antipasto di polenta brustolà, salame ai ferri e radeceto scotà col lardo. Una calda zuppa di verze e costine precederà il risotto al tastasale, mentre gli osi de mas-cio col cren saranno i protagonisti del secondo, assieme al cotechino con i fagioli in umido. Termina la cena la fugassa onta accompagnata dalla crema fritta. Il costo della serata è di 40 €, vini inclusi.

(ph.taccuinistorici.it)

 

 

 

 

Il Carnevale

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Carnevale è il periodo di feste che precede la Quaresima.
La parola Carnevale deriva probabilmente dal latino medioevale “carnem levare”, ovvero “togliere la carne” , inteso come dieta. Questa usanza è in osservanza del precetto cattolico di astenersi dal mangiare carne durante il periodo della Quaresima. 

Il “Processo del Carnevale” è tra i festeggiamenti carnevaleschi più diffusi, infatti lo ritroviamo in molte regioni italiane e sopravvive anche nella tradizione popolare odierna. Dopo il testamento del Carnevale, al quale si addossano tutti i mali del vecchio ciclo annuale, di solito si usa metterlo a morte. L’uccisione può avvenire per per impiccagione o decapitazione ed è il momento culminante del dramma e dei festeggiamenti, ma la forma più usuale è quella del fuoco, ovvero la messa al rogo del fantoccio di Carnevale che troviamo in tantissime località.


In Italia, un paese di grande tradizione carnevalesca, ci sono molte manifestazioni che richiamano folle di turisti e di appassionati, ma nei secoli passati il Carnevale più spettacolare si festeggiava nella capitale. Il Carnevale romano era incoraggiato dagli stessi Papi, che avevano ereditato dai pagani la saggezza di convogliare in una forma pacifica gli umori di rivolta e le manifestazioni di malcontento dei loro sudditi-fedeli. I festeggiamenti del Carnevale di Roma culminavano nella cosiddetta “corsa dei bárberi”, e cioè dei cavalli berberi, che aveva tanto colpito Goethe da ispirargli una magistrale descrizione nel suo “Viaggio in Italia”.


Esistono diversi tipi di manifestazioni di Carnevale che hanno raggiunto una certa notorietà anche al di fuori del confine regionale e nazionale, in genere per qualche caratteristica che lo contraddistingue, tipo il Carnevale di Ivrea con la famosa e originalissima battaglia delle arance. 

E, naturalmente, il Carnevale di Venezia.  A Venezia, infatti,  il Carnevale è una delle feste tradizionali più belle, ed è considerato uno dei modelli europei di Carnevale cittadino, era celebre e rinomato in tutta Europa già nel Settecento.

Ci sono gli spettacoli di strada, le famose feste in costume e le belle maschere veneziane perfettamente anonime. Questo, un tempo, offriva una libertà di movimento di cui hanno goduto per secoli amanti e anche ladri, durante il periodo di sfrenatezze, per unirsi alle follie del Carnevale veneziano.

Al culmine delle manifestazioni una grande folla di persone riempie la grande piazza di fronte alla Basilica di San Marco e la piazzetta di fronte alla Giudecca.

(ph.ilcorrieredellacitta.it)

Lonza affumicata con baccalà e patate

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PIATTO DI MEZZO, CHEF ROBERTO BERNO – ANTICA TRATTORIA AL SOLE, CASTEGNERO

Ingredienti per 4 persone: 400 g di lonza di maiale, 400 g di merluzzo salato, 500 g di patate.

Dopo aver dissalato il baccalà, cuocerlo a vapore e condirlo con un po’ di olio, sale e pepe. In antecedenza si sarà provveduto ad affumicare la lonza nell’affumicatoio con legno di ciliegio. Una volta che entrambi gli elementi (lonza e baccalà) sono pronti, si procede ad impiattare. La lonza viene stesa sul piatto e sopra viene messo il baccalà con una dadolata di patate, cotte al vapore.

Bella serata, ottima cena da Isetta in attesa di quella da Primon

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Bellissima serata alla Trattoria Albergo Isetta, dove un susseguirsi di piatti eccellenti preparati dai 5 chef ha conquistato tutti i presenti, accolti da un ricco buffet che  introduceva in maniera eccellente al tema della serata dedicata al maiale e al baccalà (dal sacro al profano) ……A partecipare al perfetto equilibrio espresso fra carne di maiale e baccalà, egregiamente preparati da “5 magnifici 5” chef delle Buone Tavole, anche Gabriele Crescioli del Club Papillon di Bassano, Renato Malaman del Mattino di Padova, Luana Deiana del portale Vino e cibo, Mauro della Valle per il Corriere del Veneto. Ora attendiamo la prossima serata che si svolgerà il 15 Aprile al Ristorante Primon …..

 

 

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Testo tratto da “Elogio dell’inverno” di Nino Salvaneschi

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L’inverno, senza la ricchezza dei colori primaverili, senza la fiamma biondastra delle messi mature, senza l’oro caldo degli autunni moribondi, ha una poesia e un suo speciale fascino bianco.….E’ un brivido ardente di scintille cristalline, un torrente di piccole stelle assiderate, una filigrana di gemme che copre la terra, lega gli alberi nudi ai rami nodosi, che inghirlanda le case come novella vitalba incanutita. E su tutto e su tutti, per i cieli purissimi e per la terra nuda è una sinfonia meravigliosa senza voci, senza suoni, senza colori. La sinfonia bianca. E ritorna a noi, ad ogni giro di anni, primo fra tutti, l’inverno; e ha ancora il viso incorniciato di ghiaccioli e cammina ancora senza peso, e d’intorno è ancora un turbolento di fiocchi morbidi, un agitar stanco di farfalle bianche… Ancora come quando s’era bambini… E si credeva l’inverno, un orco, o una fata, un mago o una strega che venissero da sentieri lontani senza fonti e senza e portassero slitte colme di dolci e di giocattoli e di tante piccole cose, che scendevano certo dal cielo, come la neve, come gli esili fiocchi bianchi che morivano nella piccola mano che li raccoglieva, come si prendono le farfalle, a primavera. L’inverno ritorna ad ogni giro di anno e ha la sua ghirlanda di ghiaccioli e di neve, la sua corona di stellette e di leggende, le sue poesie e le sue canzoni, il suo fascino e la sua bellezza…

Sformato di orzo e baccalà su crema di porri e patate

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PRIMO PIATTO, CHEF GIUSEPPE ZAMBONI,  TRATTORIA ZAMBONI – LAPIO

Ingredienti per 4 persone: 400 g di orzo perlato, 500 g di patate, 2 porri, 2 tranci di baccalà (stoccafisso), 3 cipolle latte, acciuga, parmigiano, olio evo, sale q.b.

Dopo aver ammollato il baccalà, prepararlo secondo la ricetta classica, affettando le cipolle e facendole soffriggere con l’olio. Di seguito si mettono i tranci di baccalà precedentemente infarinati con delle acciughe dissalate, spolverati di parmigiano grattugiato e poi olio e latte fino a coprirli. Lasciare cuocere fino a che il baccalà sia diventato morbido e cremoso. Nel frattempo, cuocere l’orzo come fosse riso e preparare lo specchio di porri e patate, che andranno cotti con un po’ di condimento e poi passati con il minipimer.. Alla fine, dunque, unire l’orzo ad una giusta quantità di baccalà e poi adagiarlo sulla crema di porri e patate. Il segreto dello chef: al momento dell’amalgama dell’orzo con il baccalà unire anche un po’ di baccalà mantecato.

Tartare di bertagnin e stoccafisso

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ANTIPASTO, CHEF SANDRA PRIMON “ANTICO RISTORANTE PRIMON” DI NOVENTA VIC.

Si prepara uno specchio di crema di finocchio, lessandolo a vapore e frullandolo. A parte, lo stocafisso ammollato viene bollito in acqua e latte e poi tritato con erba cipollina. Mentre il bertagnin, dopo essere stato ben dissalato (3 gg.) viene tagliato a pezzi e saltato in padella con un po’ d’olio, timo e maggiorana. E alla fine, ricomposto con un coppapasta e adagiato insieme allo stoccafisso sulla crema di finocchio. Si serve il piatto con un accompagnamento di un’insalata di finocchi tagliati a velo e arance.

Risvegli – 3° Serata Rassegna Enogastronomica

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VENERDI’ 15 APRILE 2016 ore 20,30  

SERATA DEDICATA ALLA PRIMAVERA PER IL TERZO
APPUNTAMENTO DELLE BUONE TAVOLE DEI BERICI

 

“Risvegli”, questo è il titolo programmatico della terza serata in calendario per la rassegna “Identità beriche. Storie di stagioni, uomini e cibo” delle Buone Tavole dei Berici curata da Giovanni Veronese. L’inverno lascia il posto alla primavera e sulla tavola si trovano i frutti della nuova stagione. Venerdì 15 aprile all’Antico Ristorante “Da Primon” di Noventa Vic. i sapori dell’orto e del frutteto, in connubio con il cortile e la malga, saranno interpretati coralmente dai cinque cuochi dell’Associazione in un menu fresco ed invitante che sceglie le primizie per piatti di altissimo livello. Delicatezza nei fegatini trattati a patè che Monica Gianesin della Trattoria Locanda Isetta presenta nell’antipasto accompagnandoli con una mousse di cipolla novella e contorno di s-ciopeti (silene), mentre Angelo e Sandra Primon dell’omonimo ristorante si producono in un raviolo aperto al ragù di cortile al coltello con asparagi verdi ed erbette, profumato d’alpeggio. Nel piatto di mezzo – fra il primo e il secondo – troviamo la tenerezza dei piselli primaverili esaltata dalla crema proposta da Giuseppe Zamboni della Trattoria Zamboni, in contrasto con una cialdina croccante e il filettino di trota iridea salmonata affumicata. Sapori di cortile nel secondo piatto, realizzato da Roberto Berno dell’Antica Trattoria Al Sole, dove il coniglio disossato si propone farcito di rosole e foie gras e si accompagna con gli asparagi gratinati. Termina in freschezza, lo spumone di ricotta affogato alla fragola con mandorle a filetti e bastoncini sablés preparato da Gino Gasparella del Piccolo Mondo. Il costo della serata è di 55 euro.

Per prenotazioni e informazioni: www.lebuonetavoledeiberici

Presso

Ristorante Da Primon

Via Garibaldi, 6 – 36025 Noventa Vicentina – VICENZA Tel. 0444 787149 – Fax 0444 787368

www.ristoranteprimon.it
info@ristoranteprimon.it
CHIUSO GIOVEDÌ

Inverno

inverno

Dei purziteri
ne le vetrine
xe verdoline
le ulive za;
ghe xe le renghe
bele de arzento
e sufia un vento
indiavolà:
cattivo inverno
ecote qua!
Dei salumieri
nelle vetrine
son verdoline
le olive già;
ci son le aringhe
belle d’argento
e soffia un vento
indiavolato:
cattivo inverno
eccoti qua! (V. Giotti)

Dal sacro al profano. La seconda serata della rassegna delle Buone Tavole dei Berici

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“Dal Sacro al Profano” recita il titolo della nuova serata organizzata dalle Buone Tavole dei Berici prevista per il 29 gennaio 2016 alla Trattoria Isetta di Grancona. E’ la seconda in ordine di tempo e appartiene alla rassegna enogastronomica “Identità beriche. Storie di cibo, stagioni e uomini” varata lo scorso ottobre.
Il “sacro” e il “profano” altri non sono che il baccalà e il maiale, anzi il mas’cio, come vuole la tradizione veneta. L’impresa è di cercare di mettere insieme nello stesso menu – e anche nello stesso piatto – questi due alimenti, così importanti e al tempo stesso così invadenti come gusto e come tradizione. Ma un punto di incontro è comunque il comun denominatore che riguarda l’arte di conservare questi due animali, dove tutto viene mangiato e niente buttato.
Il contrasto apparentemente stridente però nasconde delle gradite sorprese che si possono gustare nei piatti proposti dai ristoratori delle Buone Tavole dei Berici che si divideranno il compito di servire le pietanze in un corale lavoro di squadra. A partire dall’antipasto: due tartare, di stoccafisso e bertagnin, posate su un fondo di finocchio e arancia preparato dall’Antico Ristorante Primon. Si continua con uno sformato di orzo e baccalà servito su crema di porri e patate, per il primo piatto ad opera della Trattoria Zamboni. Il piatto di mezzo – un ponte tra due portate – è appannaggio dell’Antico Ristorante Al Sole che presenta una dadolata di patate e baccalà su lonza affumicata: il contrasto fra “sacro” e “profano” viene così accentuato rivelando una graditissima sorpresa. Si passa al secondo, per il quale il Piccolo Mondo preparerà una mortadella di coppa avvolta in foglie di verza, racchiusa nel radixeo e accompagnata da erbe di campo. Infine, la dolcezza ha il sopravvento con la crema fritta su specchio di zucca e arancia preparata dalla Trattoria Isetta. In accompagnamento, vini del Triveneto con digressioni nella vicina Slovenia.

I menu di Carnevale

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Il termine Carnevale da “carnem levare”, togliere la carne, preannuncio dei successivi 40 giorni di Quaresima in cui un tempo il digiuno e il mangiar esclusivamente di magro era regola ferrea e rispettata. Per questo motivo in tutta Italia il popolo faceva, a mo’ di cammello con l’acqua, il pieno di proteine, calorie e grassi contenuti in quelli che sono i cibi tipici e rituali di questo periodo, molti ormai quasi dimenticati.

Uno degli ingredienti basilari era il maiale, grande ricchezza familiare, scannato poco prima e immediatamente tramutato in prosciutti, salami eccetera. In Veneto ingredienti obbligatori del Carnevale sono da sempre “maiale, vin bon e fritole”, oltre bigoli e gnocchi. Preparati e gustati nell’ultimo tratto del periodo carnevalesco – dal giovedì al martedì, non a caso chiamato “settimana grassa” – durante il quale si frigge in continuazione. Per dei veri menu di carnevale i ristoranti delle Buone Tavole offrono una vasta scelta di proposte ricche di gusto e di tradizione.(ph.mangiarebuono.it)

Il Carnevale a Venezia

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Simili feste vanno rintracciate già in epoca romana nelle feste Saturnali, che culminavano con grandi banchetti e scambio di doni e auguri. Durante tali eventi era d’uso sospendere alcune leggi e regole sociali, in particolare le divisioni di classe In molte culture si rinvengono periodi dell’anno in cui si festeggia con banchetti, danze con uso di costumi e maschere. Si hanno notizie di feste di Carnevale a Venezia già nell’XI secolo.

Particolare importanza assunse a Venezia la Festa del giovedì grasso, originariamente istituita a ricordo della riscossa veneziana contro Aquileia nel 1162, in seguito all’aggressione da parte del patriarca aquileiese Ulrico nei confronti del patriarca di Grado Enrico Dandolo. Il contenzioso tra i due patriarcati di Aquileia e di Grado, durato molti secoli, si risolse più tardi a favore di Venezia. Fino ad allora per alcuni secoli il patriarca di Aquileia dovette pagare annualmente allo Stato veneziano un tributo consistente in dodici pani, dodici porci e un toro. Quest’ultimo, insieme ai maiali, veniva sacrificato pubblicamente in Piazza San Marco durante l’anniversario della riscossa veneziana, che fu perciò detto Festa del giovedì grasso.

Da qui l’espressione, anch’essa di origine veneziana, “tagliar la testa al toro”. Durante il periodo di Carnevale si susseguivano in Piazza San Marco e nei campi veneziani numerosi balli in maschera, cacce di tori, spettacoli pirotecnici. Tra le esibizioni acrobatiche più ammirate vi erano i “voli” di coraggiosi atleti dal Campanile di San Marco: lo “svolo del turco”, così chiamato a ricordo di una celebre esibizione eseguita su funi da parte di un’acrobata turco, o “svolo dell’Angelo”, così chiamato per le acrobazie condotte da atleti, spesso marinai veneziani, sopra la statua dell’Arcangelo Gabriele sulla sommità del Campanile, o “svoli” di oggetti simbolici come il Leone di San Marco, e così via. Tra gli altri spettacoli più noti vi erano infine le Forze d’Ercole, esibizione di equilibristi che salivano uno sopra l’altro formando particolari figure piramidali.(ph. socialagency.it)

I dolci della Befana

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Se la Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte…è anche vero che porta dolciumi e leccornie ai più buoni, mentre ai cattivi non resta che accontentarsi del carbone…I menu dei Ristoratori delle Buone Tavole sono tutti realizzati per gratificare i buoni, aggiungendo a fine pasto i dolci della tradizione, come la putana o pinza e altre dolcezze zuccherine, fuoruscite dalla calza della vegliarda… Basta provarli per tornare bambini!

Arriva l’Epifania che tutte le feste porta via!

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Una delle feste popolari più diffuse è l’usanza di “ardere la vecchia” allestendo nelle piazze un enorme pupazzo di forma umana (composto da legna, stracci e fascine), che viene poi posto su una pila di legna e dato alle fiamme; secondo la tradizione, questo gesto è una specie di augurio per l’anno nuovo: la befana infatti rappresenta l’anno vecchio e per questo la si brucia sperando che quello nuovo sia migliore di quello passato. Nell’immaginario popolare, si diceva che la distruzione della vecchia rappresentava la fine di tutti i mali.


Anticamente la notte dell’Epifania era l’occasione per praticare una serie di riti propiziatori poiché innanzi al fuoco, si invocavano i buoni raccolti per la seguente stagione agricola. Dall’andamento del fumo e delle faville i partecipanti al rito traevano gli auspici per l’anno appena iniziato: se vanno verso sud o est – perché spinte dal vento umido portatore di piogge – il raccolto sarà abbondante, se fumo e faville vanno verso nord o verso ovest, il raccolto sarà scarso. Da qui il detto: Se el fun va a la marina, ciol el sac e va a farina; se el va a la montagna, no se ghe magna (se il fumo va verso sud, prendi il sacco e vai a farina, se va a nord, non si mangia).
L’Epifania è una festa nazionale che permette di organizzare varie manifestazioni come mercatini, sagre e feste. In Veneto non può mancare la notte del “pan e vin”: un’antica tradizione, che si rinnova ogni anno alla vigilia della festa dell’Epifania con l’accensione dei roghi, che trasforma le piazze di molti paesi in una magica scacchiera di mille falò.

Il “pan e vin” è un momento di aggregazione per molti cittadini che vivono insieme questo speciale momento prima della fine delle feste. Negli ultimi anni, questa tradizione si è consolidata anche come attrazione turistica in quanto, durante questa festa, vengono offerte specialità gastronomiche venete che si usava mangiare in passato, come il vin brulè (vino rosso bollito e aromatizzato con frutta e cannella) che in passato aveva il significato di rinsaldare e rafforzare i legami sociali della collettività paesana, e il dolce chiamato in dialetto veneto “pinza”, “pinsa”o “putana” che in passato veniva cotto sotto la brace del falò. La ricetta della pinza varia da località a località, ma se ne possono delineare le caratteristiche generali. Gli ingredienti sono semplici, tipici della tradizione contadina, come: farina bianca, farina gialla, lievito, zucchero, uova, canditi, uva passa, fichi e semi di finocchio che vengono impastati insieme. Un dolce quindi che si abbina perfettamente a del vino rosso.

Capodanno: usanze e tradizioni

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I ragazzi nel Veronese girano per le strade e le campagne cantando:“Bon dì, bon ano, bon capo d’ano; le bone feste le bone minestre; na roca de cana, la padrona la stoga sana: a Natal un bei porzèl, a Pasqua un bei aenèi; un granar carco de tormento e formenton, una canova de vin bon, una borsa d’oro e n’antra d’argento: caro paron, feme la bona man, che mi son contento”.

I contadini, invece, per prevedere quale sarà il prezzo del grano, prendono dal pagliaio una spiga, di cui scelgono 12 chicchi, ponendoli sul focolare entro un cerchio di brace. Se il chicco abbinato a un mese salta in avanti, il prezzo del grano in quel mese aumenterà: se all’indietro, diminuirà.

Le lenticchie a mezzanotte son un must insieme al cotechino. Si dice che tali legumi portino denaro: più se ne mangiano, più soldi avrete. Il motivo è, probabilmente, da ricercare nella forma, che ricorda quella di tante piccole monete

Tra i cibi portafortuna per il Cenone di San Silvestro c’è il melograno. La Dea Giunone, nella rappresentazione classica, è spesso raffigurata con un melograno in mano che rappresenta la fortuna. Grazie alla spontaneità con la quale il frutto si apre e rilascia i suoi semi rossi, è diventato sinonimo di fecondità e benessere. La scorza dura, così come ha protetto il frutto fino alla maturazione, porterà forza e protezione a chi la mangia.

La frutta secca è simbolo di prosperità. Da noi ne bastano 7 varietà diverse: noci, nocciole, arachidi, sultanina, mandorle, fichi, datteri. Poco prima dello scoccare della mezzanotte, una simpatica tradizione importata in Italia dalla Spagna prevede di fare il conto alla rovescia allo scoccare della mezzanotte ingoiando un chicco d’uva al secondo per un totale di 12 chicchi che simboleggiano i 12 mesi dell’anno.

Non c’è brindisi che si rispetti senza lo spumante. Indispensabile che la bottiglia faccia il botto: questo rumore, come quello di petardi e similari serve a scacciare gli spiriti malevoli. La tradizione prevede anche di intingersi il dito in un bicchiere di spumante e di passarlo dietro al nostro orecchio o quello della persona cui vogliamo augurare fortuna durante l’anno nuovo.

Tra le tradizioni italiane legate all’amore, c’è quella di appendere il vischio, pianta che nelle tradizioni celtiche e non solo, porta fortuna, amore, e protezione. Baciarsi sotto al vischio (usanza non solo italiana) è di buon augurio per l’anno che sta iniziando. Bisogna appendere il vischio sotto una porta e l’usanza vuole che il rametto resti appeso per tutto l’anno. Il bacio sotto il vischio con la persona amata, secondo la tradizione , porterà amore per l’anno che inizia.

Un’altra delle vecchie usanze italiane vuole che, uscendo di casa con le tasche piene di soldi a Capodanno, aiuti il futuro economico dell’anno che sta iniziando.

Tra le usanze più antiche c’è quella di osservare la prima persona che si incontra uscendo da casa il giorno di Capodanno. Le tradizioni vogliono che incontrare un uomo porti fortuna e se è un vecchio porti longevità, mentre incontrare un bambino sia negativo.

Felice Anno Nuovo con le specialità delle Buone Tavole

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Il 31 dicembre scegliete gli auguri più gustosi! I menu di Capodanno dei Ristoratori delle Buone Tavole sapranno bene festeggiare l’inizio di un Nuovo Anno in tutta bontà! Ogni ristorante ha in serbo deliziose squisitezze per la notte più lunga dell’Anno: Piccolo Mondo 0444 893053, Antica Trattoria Al Sole 0444 730211, Ristorante Primon 0444 787149, Trattoria Isetta 0444 889521, Trattoria Zamboni 0444 273079 vi augurano buona fine 2015 e un felice  2016 e vi aspettano per festeggiare con le loro specialità, nei loro locali …..

Dal Sacro al profano – 2° Serata Rassegna Enogastronomica

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Dal Sacro al profano

Bacalà e mas-cio. Due animali apparentemente agli antipodi. Due pilastri della cucina vicentina e veneta. Due ingredienti che trovano punti in comune nella loro conservabilità. Due alimenti dei quali non si butta via niente. Scopriremo il fascino di questo connubio stridente solo in apparenza, attraverso il menu che i cuochi delle Buone Tavole prepareranno il 29 gennaio alla Trattoria Albergo Isetta e la narrazione di Giovanni Veronese, curatore della serata, la seconda della rassegna “Identità beriche. Storie di cibo, stagioni e uomini” che coprirà l’arco di due anni, 2015 e 2016.

 

Venerdì 29 gennaio – Ore 20.30

presso Trattoria Albergo Isetta

Via Pederiva, 96 – Loc. Pederiva – Grancona – VICENZA
Tel. 0444 889521 – Fax 0444 889992
www.trattoriaalbergoisetta.it
info@trattoriaalbergoisetta.it
CHIUSO MERCOLEDÌ E MARTEDÌ

 

Filò ed altre storie vicentine dal passato – 4° Serata Rassegna Enogastronomica

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Una serata dove proporre una rielaborazione della cucina povera vicentina “condita” con aneddoti e racconti della “Vicenza di ieri”. La possibilità di far rivivere un passato che purtroppo sta lasciando il posto ad un’anonima omologazione.

Presso: Trattoria Zamboni

Via S. Croce, 73
Lapio di Arcugnano – VICENZA
Tel. 0444 273079 – Fax 0444 273900
www.trattoriazamboni.it
info@trattoriazamboni.it
CHIUSO LUNEDÌ E MARTEDÌ

Dispensa, moscarola e cantina – 5° Serata Rassegna Enogastronomica

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La frugalità “ricca” fatta di cibi semplici e nello stesso tempo importanti. L’inverno visto attraverso la dispensa, cassaforte della famiglia. La cantina, luogo quasi sacro dove riposa nei “vesoi” il vino ed appesi salami e sopresse.

Presso:

Antica Trattoria Al Sole 

Via Fontana Fozze, 2/1 Castegnero – VICENZA
Tel. 0444 730211 – Fax 0444 738455
www.anticatrattoriaalsole.com
anticatrattoriaalsole@tin.it
CHIUSO MERCOLEDÌ

Itinerario invernale sui Colli Berici

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L’itinerario proposto vuole esplorare l’ambiente collinare dei Monti Berici attraverso i suoi luoghi più rappresentativi. E’ un percorso che anche d’inverno mantiene intatte le sue attrattive e consente di effettuarlo anche a basse temperature. Si comincia da Costozza che è allo stesso tempo origine della camminata e motivo d’interesse con le sue ville nobiliari immerse in giardini da fiaba.

Villa da Schio, Villa Trento Carli, Villa Eolia, Cà Molino ben si prestano ed essere visitate e ammirate in tutta la loro bellezza. Dopo questa parentesi storico-artistica si raggiunge la scalinata che sale alla chiesa di S. Mauro. Dal piazzale antistante l’edificio si gode un ampio panorama dei Colli Euganei. Attraverso una strada carrabile si scende scendere alla chiesa di Sant’Antonio Abate e alla cava omonima e quindi si prosegue con un tragitto di 2 chilometri fino alle porte di Lumignano dove il trekking trova il suo spazio ideale sullo sterrato.

Prima dell’abitato, si gira sulla destra sino a Contrà Broiòn, quindi si prosegue in costa fra vigneti e prati terrazzati guidati da segnavia bianco-rosso. ll viottolo prosegue e incontra un bivio. Il ramo di sinistra regala in poco tempo la sorpresa di ritrovarsi davanti un antro aperto nella roccia, la Grotta di Broiòn, appunto. In questo sito sono stati rinvenuti reperti preistorici del paleolitico.

Ritornati sul sentiero principale si attraversa in salita un pascolo e si cammina a sinistra sul versante opposto di una valletta, in un ambiente dalla forte valenza emotiva. Le rocce calcaree rivestite da fitti boschi assumono un aspetto tormentato, inasprito da salti e fratture. Le stesse colline dai contorni delicati che vedevamo da Costozza, qui mostrano la loro identità nascosta. L’acqua sotterranea e di superficie nei millenni ha eroso il calcare, come un abile artista ha scolpito e creato a suo piacimento burroni e soprattutto nicchie e anfratti (chiamati dai locali “covoli”).

L’uomo dal canto suo non ha tardato a sfruttarli come ricoveri e luoghi di culto e ancora oggi rimangono notevoli testimonianze del suo passaggio. La più eloquente a riguardo è la grotta in cui sorge l’Eremo rupestre di S.Cassiano. Le prime notizie arrivano dall’XI secolo quando fu adattata a dormitorio e poi a monastero con opere di muratura sfruttando alcune rientranze naturali della roccia. Oggi, grazie a puntuali iniziative di mantenimento, resta uno dei luoghi più
significativi del Veneto.

Il sentiero punta proprio qui, si mantiene comodo e sicuro e incontra nell’arco di pochi minuti i rudimentali gradini che salgono all’Eremo. L’edificio si sviluppa su un pianterreno e due rialzati appoggiati alla roccia viva. Ogni prima domenica del mese è possibile anche entrare all’interno in visita guidata e vedere di persona la cappella con l’altare, la Sala Grande dove si raccoglievano i pellegrini per le funzioni religiose e le altre stanze. Sopra alla costruzione poi risaltano nella roccia altri covoli. Alcuni sono precipiti sugli strapiombi e quasi irraggiungibili; in altri sono ancora visibili tracce di affreschi probabilmente paleocristiani e medievali, resti di travature e muri interni anneriti dal fumo. La frequentazione umana ha lasciato segnali tangibili. L’ escursione ora prende la via del ritorno a ritroso verso Lumignano per un’ultima proposta. Sopra al paese si eleva con i suoi modesti 243 metri di altitudine il Monte della Croce.

I vigneti anticipano forre e squarci della terra, l’ordine dei campi confina con severe pareti di roccia calcarea. A questi elementi d’interesse si aggiunge il vasto panorama d’insieme sulla zona che si apprezza dall’alto. Per raggiungere la limetta basta portarsi nella piazza del paese, quindi dirigersi a ovest lungo via Rialto. In 20 minuti circa le pareti di roccia in località Mulin sono a
portata di mano. Il luogo è molto suggestivo. Gli amanti dell’arrampicata invece non si fanno intimidire dalle vertigini e hanno trasformato queste rocce in una palestra a cielo aperto su cui allenarsi.

Il sentiero entra nel bosco e in un quarto d’ora raggiunge la sommità dell’altura. E’ un luogo adatto per riprendersi e ammirare ancora una volta il panorama dei Colli Berici.

(ph.Estelwen Oriel)

Armonie di cucina

PROPOSTA N.1 _ ARMONIE DI CUCINA_ PRIMON2

PIATTO UNICO INVERNALE, CHEF ANGELO PRIMON ANTICO RISTORANTE PRIMON

La composizione di questo piatto prevede uno sformatino di scarola servito su cialda croccante accompagnata da uno spiedino di pollo (“osei scapà”).
A completamento del tutto, peperone rosso in salsa e riso pilaf in scrigno di bacon.
Il vino suggerito in abbinamento è il Tai Rosso dei Berici

Primizie di stagione

PROPOSTA N.6 _ PRIMIZIE DI STAGIONE_ AL SOLE

PIATTO UNICO INVERNALE – CHEF ROBERTO BERNO, ANTICA TRATTORIA AL SOLE

Il piatto comprende delle crespelle ripiene di cuori di radicchio di Asigliano scottato, insaporite da fonduta di Asiago Fresco Dop.

A fianco, delle costine di agnello brasate al timo su tortino di broccolo fiolaro.

Termina il piatto un paio di ciuffi di rampussolo fresco, condito con olio, sale e pepe.

Il vino suggerito in abbinamento è il Tai Rosso dei Berici Doc.

Il gusto del Natale

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Sono già disponibili alcuni menu studiati e realizzati per il 25 dicembre. Le proposte variano dai cappelletti in brodo di cappone, al classico arrosto, ai lessi e ai risotti con verdure di stagione, passando per i contorni dell’orto e i dolci della tradizione, sempre con qualche sorpresa e qualche novità in più. Per assaporare il Natale nel migliore dei modi con la propria famiglia. I Ristoratori delle Buone Tavole rinnovano il proprio impegno per garantire un Natale da ricordare, con gli auguri più sinceri.

 

 

 

 

Prodotti tipici dei Colli Berici

Nanto

I Colli Berici sono una ricchezza naturale e sanno produrre dei vini eccellenti.  In queste colline calcaree, la coltura della vite ha origini antiche quanto la presenza dell’uomo e il clima permette anche la coltivazione dell’olivo.  L’olio dei Berici è un olio pregiato e di alta qualità. Ha un colore verde-oro da intenso a marcato, un profumo fruttato di varie intensità con sentori verdi e di verdura cotta e con un aroma di mandorla amara in chiusura. Il gusto è sicuramente deciso, con un retrogusto piccante e leggermente, ma gradevolmente, amaro. L’extravergine di oliva dei Berici viene prodotto con un sistema di lavorazione a ciclo continuo estraendolo principalmente da olive che sono frutto di 4 tipi di cultivar:

  •  frantoio
  •  leccino
  •  pendolino
  •  rasara

Per quanto riguarda i vini, il vitigno caratteristico del territorio è il Tai rosso vinificato nella zona di più antica origine, Barbarano Vicentino.  Si tratta di un vino rosso veramente speciale, di colore rubino, profumo intenso, dal gusto fruttato e floreale, asciutto ed armonico. Gli altri vini che si fregiano della Doc sono:  Chardonnay,  Garganega, Pinot bianco, Sauvignon, Tai, Spumante,  Cabernet e Merlot.

Sui Colli Berici e sulle colline dell’Alto Vicentino, la produzione di miele ha origini antiche. I prodotti principali sono il miele d’acacia, di castagno, di tiglio, di tarassaco e millefiori. Al miele si affiancano altre lavorazioni molto apprezzate: la pappa reale e il propoli.

La Soprèssa Vicentina è uno dei prodotti di punta del ricco patrimonio gastronomico Berico. Lavorata in un’area compresa fra la zona pedemontana delle Piccole Dolomiti, l’Altopiano di Asiago e i Monti Berici questo salume è un autentico trionfo del gusto, tanto che per le sue qualità si può fregiare del marchio Dop.  Di pasta morbida e dall’aroma delicato, leggermente dolce e pepato, la Soprèssa Vicentina è caratterizzata da una rigorosa scelta delle carni suine, tutte provenienti dal territorio locale, e dall’utilizzo dei tagli nobili del maiale, come la coscia. La trasformazione e la stagionatura delle carni sono integralmente regolamentati da un disciplinare di produzione rigoroso. La Soprèssa Vicentina si distingue dagli altri salumi per la sua forma caratteristica, ingrossata e ricurva, e per il suo impasto, compatto ma tenero, che si mantiene morbido anche dopo una lunga stagionatura.

Il prosciutto crudo ha nell’area a cavallo tra i monti Berici e i colli Euganei una delle sue più importanti zone di produzione, tanto da aver ottenuto il prestigioso marchio europeo Dop.
La sua denominazione è: Prosciutto Veneto Berico Euganeo e può vantare in queste zone una tradizione centenaria di affinamento delle tecniche di lavorazione. L’uso delle carni attentamente selezionate, le sapienti tecniche di salatura e stagionatura, ma anche la particolare qualità dell’aria, conferiscono a questo prodotto una dolcezza e un sapore senza eguali.

(foto http://aboutvicenza.blogspot.it/)

 

 

Ricetta piatto unico invernale il “Gusto della Tradizione”

PROPOSTA N.3 _ IL GUSTO DELLA TRADIZIONE_ ZAMBONI

CHEF GIUSEPPE ZAMBONI, TRATTORIA ZAMBONI

Strudel di radicchio di Asigliano e mozzarella su fonduta di Grana Padano

Ingredienti (x 4 persone):

Pasta sfoglia

Radicchio di Asigliano 2 cespi

50 gr di mozzarella

80 gr di Grana Padano

½ bicchiere di latte

Semi di papavero per la guarnizione

Tagliare il radicchio a pezzetti e rosolarlo in padella con  olio evo sale e pepe q.b. Si passa al mixer la mozzarella e poi si unisce al radicchio. Si stende la sfoglia e si farcisce con il ripieno di verdure, chiudendo il tutto , bucherellando la superficie con una forchetta. Si spennella con del tuorlo d’uovo e si cosparge di semi di papavero. Poi si inforna a 180°C per circa 15 – 20 minuti. Nel frattempo, si scioglie il Grana Padano con il latte e si cola al mixer. Si impiatta, preparando una base di fonduta di Grana e mettendoci sopra una fettina di strudel.

 

Zuppa di porri e patate in cocotte

Ingredienti (x 4 persone)

Patate 10 gr

Porri 200 gr

Formaggio verde di capra 50 gr

Cuocere le patate e i porri tagliate a pezzi insieme nel brodo vegetale dopo averli rosolati. Quando sono cotti, si passano al mixer e si aggiunge un po’ di olio evo. Nel frattempo si preparano i nastri di porro, tagliandone uno a listerelle e stufandolo con un po’ d’acqua. Si serve in cocotte con i nastri di porro per guarnizione e 2-3 cubetti di erborinato di capra per guarnizione.

 

Filetto di maiale allo speck su crema di broccoli fiolari

Ingredienti (x 4 persone)

Un filetto di maiale

Speck 4 fette per bardare (una a persona)

Broccoli fiolari 200 gr (50 gr a persona)

Si prende il filetto di maiale e lo si taglia a rondelle da 70-80 gr l’una, che vengono bardate con lo speck. Si passano le rondelle di filetto in padella, brasandole con un po’ di olio evo, e poi si passano in forno a 180°C per 6-7 minuti, girandole tanto da farle cuocere bene da tutti i lati. Alla fine si lascia raffreddare un po’ e poi si taglia a quadrotti. Nel frattempo, si prendono i broccoli e si fanno sbollentare. Poi si passano in padella con olio evo, sale e pepe q.b. Quando sono teneri il giusto, si frullano. Alla fine, si mette la crema di broccoli sul piatto e vi si appoggia sopra il filetto di maiale tagliato.

 

Venerdì 4 e domenica 6 dicembre all’insegna del mas-cio.

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Venerdì 4 dicembre due storiche trattorie fanno la festa al mas-cio. Zamboni e Isetta dedicano la serata alla degustazione di piatti a base di maiale, dove il Signor Porco viene servito sotto le mille forme che la tradizione veneta predilige e apprezza. Da Zamboni, alle 20.30 si inizia con sossoli, vin brulé, pan biscotto, salado e dadini di fegato, per proseguire poi con minestra di verze e luganega. Ossi de mas-cio, coessin, goeta, piedini con purè di patate e verze sofegà: salsa verde, cren, sale grosso in accompagnamento. Si continua con pasta e fasoi, bigoli al tastasale, coscetta di maialino da latte al rosmarino con patate al forno. Dessert: torta de pomi, peri, uetta, fighi e zabajon al Moscato. Caffè con la graspa.Vini: Cabernet 2013 az. Agr. Nardin Dulcis 2012 – Az. Agr. Cavazza.  Costo della serata 35 €.

La Trattoria Albergo Isetta, sempre alle 20.30, propone polenta brustolà, salame ai ferri e radixeto scotà col lardo. Si prosegue con la zuppa di verze e costine di maiale e il risotto con tastasale. Piatti principali: ossi de mas-cio con cren, cotechino con fagioli in umido. Come dessert la fugassa onta e la crema fritta. Costo della serata 40 €.

Domenica 6 dicembre alle 13, invece, sempre sui Colli Berici, l’ospitalità e la cucina del Piccolo Mondo di Gino e Luisa Gasparella danno inizio al periodo delle festività. E quale modo migliore per iniziare se non un pranzo con la mitica Culatta de Mas-cio? Il menu prevede inoltre l’antipasto con Delizie di dicembre in fantasia dello Chef, risotto con radicchio di Treviso e luganega croccante. Poi sorbettino al cucchiaio e la mitica Culatta de Mas-cio cusinà in te na braga de Pan. Per finire dessert “Dolcezza infinita”. Costo del pranzo 30 €.

 

 

 

Monica Gianesin di Trattoria Isetta: botta e risposta

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Gli inizi?

Tutto nasce nel 1950 con nonna Isetta.  Io ho fatto la scuola alberghiera per diventare una “donna di sala”, poi la passione per i fornelli ha preso il sopravvento. E mi è andata bene visto che mia sorella Emanuela ha fatto il percorso contrario, dalla passione per la cucina si è spostata in sala.

Il ricordo gastronomico dell’infanzia?

I bigoli fatti “col torcio”

Il primo piatto che hai cucinato?

La torta di mele

La tua materia prima preferita?

In generale amo la cucina autunnale, quindi la selvaggina e I funghi, anche se i prodotti da forno mi stanno appassionando parecchio

Come definisci la tua cucina?

Tradizionale con spunti freschi. Mi piacciono “le acidità”, danno freschezza e leggerezza.

I tuoi fornitori storici, il rapporto con loro?

Conigli, faraone, e animali da cortile ce li porta la stessa persona da quando abbiamo aperto, per il resto veniamo da una tradizione di macellai quindi la sensibilità per la materia prima ci porta a ricercare e se capita a cambiare fornitori per mantenere gli standard di qualità sempre al massimo.

Il tuo rapporto con il vino?

Bevo solo nel giorno libero, quando esco a cena. Lo considero un “premio” per rilassarmi e staccare la spina.

Come immagini la ristorazione del futuro o cosa ti piacerebbe fare se potessi ricominciare tutto da capo?

Mi piacerebbe avere un posto piccolo piccolo, al max 20 coperti, più vicino alla città. Potrei migliorare ancor di più la cura nell’impiattamento. Il modello di riferimento è il Casin del Gamba.

I piatti che non possono uscire dal menù?

La sopressa, must di famiglia, e la selezione delle carni alla brace: molti fanno un viaggio per la nostra fiorentina.

Dove ti piace andare a mangiare nel tuo giorno libero?

Come già accennato prima il Casin del Gamba è tra i miei preferiti.

Qual’è stato il ristorante che ti ha impressionato di più?

Sicuramente Perbellini, per la cura del dettaglio, e i suoi dolci inimitabili.

Venerdì 27 novembre Serata del Bollito alla Trattoria Albergo Isetta

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Le brume invernali invitano al conforto della tavola. La tradizione si rinnova nella Serata del Bollito alla Trattoria Albergo Isetta di Grancona, in programma il 27 novembre alle 20.30. Il menu prevede una minestra di tagliatelle in brodo con fegatini di pollo per cominciare, alla quale faranno seguito le carni bollite della tradizione veneta. Gallina nostrana, cotechino, lingua, cappel del prete, guanciale di manzo e testina di vitello saranno accompagnati rigorosamente da salsa verde, pearà, cren e mostarda, con contorno di purè di patate e verdura cotta. Per finire, sorbetto al cucchiaio al lampone e alla pera. I vini abbinati ai piatti: Vini abbinati ai piatti:   Fellini az. agr. Virgilio Vignato – Cabernet Isetta. Costo della serata 40 €.

 

 

 

 

Autunno a tavola – Piccolo Mondo 22 ottobre 2015 – Dessert

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DESSERT – ANTICO RISTORANTE PRIMON

Pere, formaggio, composta di fichi

Ingredienti per 4 persone: 1 pera Kaiser a persona, 500 gr. di Asiago, 300 gr di composta di fichi, 500 ml. di panna, miele q.b.

Si cuociono le pere in forno per 30 minuti a 180°C fino a che non risultano cotte ma ancora sode. Sbucciarle e svuotarle. Al loro interno andrà collocata a strati la composta di fichi e la fonduta di Asiago. Per la composta, cuocere a fuoco bassissimo i fichi tagliati a pezzi, fino a quando non abbiano assunto una consistenza pari a quella di una marmellata. Per la fonduta, scaldare la panna e aggiungere l’Asiago. Poi si lascia in frigorifero per un paio d’ore per dar modo alla fonduta di solidificarsi e formare una sorta di “budino” all’interno della pera. Servire la pera intera bagnata di miele liquido

Autunno a tavola – Piccolo Mondo 22 ottobre 2015 – Secondo piatto

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SECONDO PIATTO – TRATTORIA ALBERGO ISETTA

Petto d’anatra con castagne, misto bosco ed erbette

Ingredienti per 4 persone: 1 petto d’anitra a persona, 300 gr di castagne, 500 gr di funghi misto bosco, 2 – 3 patate, 500 gr.erbette varie, sale, olio e burro q.b.

Prendere il petto d’anitra e scottarlo in una padella antiaderente dalla parte della pelle fino a che quest’ultima non diventa croccante. Passare tutto in forno a 150° C ventilato. Salare q.b. Togliere i petti dal forno, spellarli e scalopparli: la carne deve rimanere rosa all’interno. Deglassare il fondo di cottura che servirà per condirlo sul piatto. Nel frattempo, cuocere le castagne, sbucciarle e passarle in padella con un po’ di burro e sale. Cuocere le patate, sbucciarle, schiacciarle e formare dei piccoli tortini tondi (1 a persona), che andranno in forno a 180°C fino a che non risultino dorati. Cuocere i funghi misto bosco in tegame con un po’ d’olio (aglio a piacere) e poi tenerli da parte. Sbollentare le erbette e padellarle con aglio e olio. Impiattare, componendo le fette di petto d’anitra sbriciolandovi sopra le castagne. A lato, posizionare il tortino di patate e versarvi sopra un cucchiaio di misto bosco. Completare con le erbette.

Nb – guarnizione – preparare un soffritto di d’olio d’oliva, scalogno tagliato sottilissimo e un bicchiere di vino bianco. Far cuocere e ridurre il tutto. Unire 500 ml di mosto d’uva e farlo ridurre fino ad arrivare ad ¼. Filtrare, regolare di sale e spruzzare con un po’ di succo di limone.

 

I Colli Berici: una ricchezza naturale

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I Berici sono un gruppo di rilievi collinari, formazione particolare nella pianura alluvionale su cui sorge Vicenza originatisi sul fondo di un antico mare nell’arco di almeno un centinaio di milioni di anni. Il più alto è Monte Berico. I Colli  Berici risaltano nettamente, a sud di Vicenza, con una forma di parallelogramma. Il profilo è omogeneamente arcuato, compatto e non particolarmente elevato sul livello della pianura. Ai Berici appartengono anche alcune modeste colline come la collina di Altavilla Vicentina a nord, il Monticello di Fara presso Sarego a ovest, le colline di Montegalda a sud.  Anche il Monticello di Barbarano Vicentino e le colline di Albettone appartengono alla formazione collinare dei Berici, mentre il colle di Lovertino, a sudest, rappresenta la continuità con i vicini Colli Euganei. I Colli Berici posseggono dei contorni abbastanza frastagliati su ogni lato, con alternanza di rientranze e sinuosità o con semplici incisioni sui fianchi, gli scaranti. I versanti sono ovunque piuttosto dolci e rettilinei, eccetto per il lato sudorientale, che presenta una sequenza pressoché continua di nude e verticali pareti rocciose. Ai piedi dei Colli,  il Lago di Fimon, un luogo di svago del fine settimana di molti vicentini e residuo di un più vasto bacino lacustre che si estendeva anticamente fino al paese di Fimon, da cui ha preso il nome. Attorno al Lago e sulle colline, la vegetazione è rigogliosa e presenta molte varietà arboree. La flora berica è caratterizzata da vegetazione termofila, di ambiente a clima caldo, o microterme, solite a vivere ad altitudini ben superiori. Piante caratteristiche sono il lino delle fate o la stipa pennata, inserite in un contesto saturo di flora euroasiatica.

Autunno a tavola – Piccolo Mondo 22 ottobre 2015 – Piatto di mezzo

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PIATTO DI MEZZO – PICCOLO MONDO
Vellutata di finocchio con fonduta di formaggio d’Allevo e tartufo nero dei Colli Berici
Ingredienti per 4 persone: 2-3 finocchi medi, 1 patata a testa più altre 2-3 per la crema, 500 gr. di Asiago d’Allevo, 125 ml. di panna, tartufo nero, sale e olio q.b.
Tagliare a pezzi i finocchi – anche un po’ di parte verde – e cuocerli in acqua fino a che non siano cotti. Lessare a parte un paio di patate, che andranno schiacciate e unite al finocchio. Frullare finocchi e patate insieme, salare e a piacere, pepare. Nel frattempo, si sbuccia e si svuota una patata per commensale e si lessa in modo che sia cotta ma ancora soda. Preparare la fonduta scaldando la panna e aggiungendo il formaggio: mescolare in continuazione perché c’è il rischio che si attacchi. Alla fine, quando tutti gli elementi sono pronti, formare uno specchio con la vellutata di finocchi, posizionare sopra la patate che va farcita con la fonduta di Asiago. Passare con un goccio d’olio e aggiungere le lamelle di tartufo sopra la fonduta.

Venerdì 13 novembre cena vegana d’autunno da Isetta

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Dopo il successo riscosso lo scorso anno, la Trattoria Albergo Isetta di Grancona propone nuovamente la “Cena Vegana d’autunno”. Venerdì 13 novembre alle 20.30 sarà proposto il fantasioso e accattivante menu studiato per l’occasione da Monica Gianesin. Si prevede un ricco buffet di benvenuto nel quale compaiono verdure in tempura, chips di patate viola, involtini di zucchine, focaccine con diversi tipi di caviali, polenta e funghi, tanto per cominciare. Si prosegue poi con una catalana di verdure e la zuppa d’autunno. L’orzotto alla zucca con contrasto di radicchio di Treviso precede le frittelle di ceci con porri stufati, accompagnati da un’insalata di pere e noci. Chiude la cena un dolce a sorpresa. Per il reperimento degli ingredienti adatti, il menu potrebbe eventualmente subire qualche leggero cambiamento. Costo della serata 40 euro.

 

 

 

Autunno a tavola – Piccolo Mondo 22 ottobre 2015 – Primo piatto

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PRIMO PIATTO – ANTICA TRATTORIA AL SOLE

Risotto con colombino e biete

Ingredienti per 4 persone: un colombo di media taglia, 250 gr di riso Carnaroli o Vialone Nano, 150 gr di biete, sale e olio q.b.

Cuocere il colombo in un tegame alto con un giro d’olio d’oliva e un po’ d’acqua fino a che la carne non diventi morbida. Disossarlo e tagliarlo a pezzetti non troppo piccoli. Usare il sugo del colombo per il fondo di cottura del risotto. Aggiungere il riso, tostarlo e iniziare a bagnarlo con brodo vegetale. Aggiungere il colombo, salarlo e farlo cuocere per un quarto d’ora, mescolando. A cinque minuti dal termine della cottura, unire anche le biete che saranno state precedentemente lavate, scolate e sbollentate. Alla fine, si manteca tutto con un po’ di burro. Non è previsto il formaggio Grana grattugiato.

Serata con il bollito il 6 novembre alla Trattoria Da Zamboni di Lapio

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Appuntamento venerdì 6 novembre alle 20.30 alla Trattoria Zamboni di Lapio con “Il Bollito della tradizione vicentina.” Apre il menu il buffet di benvenuto, cui segue un ricco antipasto: insalatina di pollo tiepida con sedano bianco di Verona condito con olio evo dei Berici; zuccheta al saòr d’inverno; insalatina di nervetti con peperoni in agrodolce; lingua salmistrata in salsa verde. Accompagnato da Vin Brulè Prosecco di Valdobbiadene – Az. Agr. Rebuli. Come primi piatti riso, tagliatelle e fegatini, pappardelle de pasta fresca fatte in casa con frattaglie di anitra muta innaffiate da Pinot grigio 2013 – Az. Agr. Bugano. Il bollito della Trattoria Zamboni: càpel del prete, cotechino, testina e lingua, servito con verze in umido, radicchi in tegame e purè de patate. Nelle salsiere: crèn, salsa verde, mostarda vicentina e sale grosso. Il vino, un Valpolicella Classico – Dulcis 2012 – Az. Agr. Cavazza. Per finire, biscotteria, con zaeti e pèarini serviti con lo zabaione al vin dolce. Caffè con grappa. Euro 35,00.
Per il menu completo: http://www.trattoriazamboni.it/public/sitemin/Documento1.pdf

www.trattoriazamboni.it

Autunno a tavola – Piccolo Mondo 22 ottobre 2015 – Antipasto

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ANTIPASTO – TRATTORIA ZAMBONI

Lingua salmistrata su fondo di zucca e chicchi di melograno

Ingredienti per 4 persone: una lingua salmistrata, 500 gr.zucca mantovana, 1 o 2 melograni, sale e olio q.b.

Cuocere la lingua in acqua fredda fino a cottura. Nel frattempo, mondare e cuocere in forno la zucca, che poi sarà frullata e condita con un po’ di sale, forando uno specchio sul piatto. Tagliare la lingua a bastoncini e deporla sopra alla crema di zucca. Sgranare i melograni e spargerli sugli altri ingredienti. Condire con un goccio d’olio d’oliva.

Ultimo venerdì di risotti da Primon

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Venerdì 30 ottobre, ultimo appuntamento del mese per le “risottate”  del Ristorante Primon di Noventa. In quest’ultima serata verrà consegnato un simpatico omaggio a coloro che hanno partecipato all’intero ciclo. Introduce il menu la crema di mais con fonduta e funghi, preludio del risotto con carciofi. Seguono il risotto al radicchio e salsiccia e quello realizzato con “quinto quarto”. Si termina con il dolce della casa. Acqua, 1/4 di vino e caffè a 23 €. Solo su prenotazione.

 

Ancora risotto in scena da Primon

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Venerdì 23 ottobre è ancora il risotto protagonista della cucina di Primon. Apre la serata una crema di mais con ragù di capriolo fatto a coltello e segue un risotto al tartufo. Poi si passa al risotto di radicchio e zucca e al risotto con i porcini freschi. Per finire, un sorbetto analcolico fatto in casa. Acqua, 1/di vino, caffè, 23 €. Solo su prenotazione

 

 

Ricetta piatto unico “Ricordi d’estate”

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CHEF MONICA GIANESIN, TRATTORIA ISETTA

Salmone in crosta di mandorle e pomodori secchi
Ingredienti per 4 persone: un trancio di salmone a testa, 100 gr. di mandorle pelate, 100 gr. di pomodori secchi, rosmarino, sale, olio qb.
Si prepara la “panure” frullando le mandorle con i pomodori secchi e il rosmarino. Si cosparge con questo composto ogni trancio di salmone, si unge con un po’ d’olio e sale qb e si termina con delle lamelle di mandorle. Si inforna a 180°C per 10 minuti. Affiancato al trancio di salmone va posizionato una noce di caprino. Si prende del caprino fresco e lo si condisce, mantecandolo con olio e sale. In cima, una tartare di datterini freschi. 

Ravioli alle erbe con salsa di cannellini
Ingredienti per 4 persone: per il ripieno 400 gr. di erbette (coste, radicchio di campo, catalogna), 200 gr. di ricotta, 100 gr. di Grana Padano grattugiato, 2 tuorli. Per la pasta 200 gr. di farina, 2 uova, sale qb. Per la salsa, 200 gr. di cannellini secchi. Olio e sale qb. Guarnizione: 100 gr di pomodorini datterini.
Per la pasta: disporre la farina a fontana, sgusciare le uova, aggiungere un pizzico di sale. Impastare per circa 10 minuti. Se la pasta risultasse troppo morbida aggiungere un po’ di farina; se troppo soda un po’ d’acqua. Se ne fa una grossa palla e si lascia riposare un quarto d’ora. Poi si tirano due fogli sottili di pasta, che andranno sovrapposti una volta posizionato il ripieno. Per il ripieno: si prendono le erbette e dopo averle ben lavate, si mettono in tegame per farle appassire. Alla cottura, si tritano e si uniscono a ricotta, formaggio grattugiato e tuorli. La salsa viene realizzata lessando i cannellini e frullandoli con un po’ di sale e olio e la si dispone sotto ai ravioli. La guarnizione è costituita a pomodori datterini tagliati a metà e posti in forno a 120°C per 30 minuti, conditi con olio, sale e trito di erbe (timo, maggiorana, rosmarino).

Insalata di germogli
Completa il piatto un’insalata (circa 100 gr. a testa) di germogli e lattuga tagliata a julienne condita da un frullato di carote (100 gr.) e mela verde (100 gr.), olio e sale qb.

Risottate da Primon, atto terzo.

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Terza settimana di risotti al Ristorante Primon di Noventa. Il preludio è una crema di mais con funghi e fonduta. Seguono il risotto allo zafferano con scarola e liquirizia, il risotto spinacioni e tastasale e il risotto al baccalà. Si termina con la torta fatta in casa, acqua, 1/4 di vino, caffè a 23€. Solo su prenotazione.

 

 

Risottata n.2 per Ristorante Primon a Noventa

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Si ripete per la seconda settimana l’appuntamento con le “Risottate” del Ristorante Primon di Noventa, che continueranno per tutto il mese di ottobre. Venerdì 9 apre il menu il ragù di capriolo preparato a coltello su crema di mais. La cena continua con il risotto con pere e Vezzena, seguito da quello alle zucchine e mazzancolle, e poi dal risotto con peperone rosso. Per finire, sorbetto analcolico della casa. Acqua e 1/4 di vino, caffè: 23€. Solo su prenotazione.

 

Le Buone Tavole a Gustus Berico con la cucina del territorio

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Sabato 24 e domenica 25 ottobre, a Palazzo Valmarana Braga a Vicenza, si terrà Gustus Berico 2015. La manifestazione, giunta alla sua sesta edizione e ideata dalla Strada dei Vini dei Colli Berici in collaborazione con l’omologo Consorzio. Nel corso dei due giorni di evento gli chef delle Buone Tavole dei Berici proporranno selezionate degustazioni di tipicità della cucina tradizionale, che saranno accompagnate da altrettanti abbinamenti enologici per far conoscere al grande pubblico la ricchezza e la varietà dell’offerta enogastronomica  del territorio.

Il Ristorante Primon propone le risottate di ottobre

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Con inizio alle 20.30, tutti i venerdì di ottobre vedono il risotto principale protagonista della cucina di Sandra e Angelo. Ad iniziare dal 2 ottobre con un risotto ai 1000 fiori preceduto da crema di mais con fonduta e funghi, poi risotto di zucca e finferli, per finire con risotto di fragole, capesante e…cacao! Dolcetti fatti in casa, un quarto di vino, acqua e caffè a 23 € a persona. Solo su prenotazione

Al via la nuova rassegna enogastronomica 2015- 2016

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Identità beriche. Storie di cibo, stagioni e uomini. Questo il titolo della rassegna 2015-2016 che le Buone Tavole dei Berici andranno a realizzare sotto la guida di Giovanni Veronese, in una versione rinnovata che vede la collaborazione corale di tutti i ristoratori. Ogni serata vedrà quindi ogni ristoratore contribuire con la creazione di un proprio piatto. Roberto Berno, presidente dell’Associazione e titolare dell’Antica trattoria “Al Sole” di Castegnero, “Dopo oltre trent’anni di sodalizio, sentiamo ancora viva la voglia di lavorare e crescere assieme – dichiara – e così abbiamo pensato di sottolineare le nostre caratteristiche più peculiari in un ciclo di serate enogastronomiche, dove lo studio e la ricerca dell’innovazione vanno di pari passo con la tradizione.” L’essenza e la natura di ogni cuoco sarà messa in evidenza ed esaltata da questi momenti di confronto, nei quali abilità, professionalità e passione si fondono per dare vita a piatti inediti e ricercati, dove l’evoluzione e la crescita personale si sublimano nel lavoro di gruppo. Il primo appuntamento è previsto per giovedì 22 ottobre al Ristorante “Piccolo Mondo” di Zovencedo: protagonista l’autunno a  tavola.

GIOVEDì 22 OTTOBRE ORE 20.30 – L’AUTUNNO DEI COLLI A TAVOLA

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“Colori che cambiano. L’autunno dei Colli a tavola”: il tema della prima serata della rassegna enogastronomica, in programma il 22 ottobre alle 20.30 al Ristorante Piccolo Mondo, dove Gino e Luisa Gasparella accoglieranno gli ospiti invitati a condividere le delizie della nuova stagione.  L’estate cede il passo e tutto si trasforma, mentre inizia anche una fase di grande opulenza, quasi una preparazione ai rigori dell’inverno. Cambia tutto e in particolar modo cambia la tavola che si veste di colori caldi, di profumi intensi: dal tartufo dei Colli alle zucche, dai preziosi funghi alla cacciagione, in una sinfonia che bene si adatta ai primi rigori. La serata sarà quindi ricca e abbondante di  sapori e colori, in sintonia con il cambiamento di stagione, mentre ad ognuno dei cinque chef autori dei piatti verrà assegnato il compito di valorizzare una ricchezza culinaria che paradossalmente si può trovare appena fuori dalla porta di casa. Costo della serata 55€.

Colle di Bugano – Potenzialità di un territorio

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Dal 2004, nel totale rispetto delle peculiarità uniche del terreno e del microambiente locale, Gaetano Zannini, proprietario della cantina Colle di Gà, si pone come garante dei valori, della fama e della storia del Colle di Bugano, della cantina e dei suoi vitigni. Consapevole dell’enorme potenzialità del territorio del Colle di Bugano, Zannini ha puntato tutto sul connubio tra tradizione ancestrale e nuove tecnologie. Confidando su una squadra di giovani enologi, Donato Lanati e Giovanni Nordera, Gaetano ha lanciato la ristrutturazione dei vigneti e istituito pratiche culturali motivate e una vinificazione nel pieno rispetto del terroir e dei suoi frutti.

Gino Gasparella del Ristorante Piccolo Mondo: botta e risposta

Gino

Gli inizi?

Ho cominciato ad avvicinarmi al cibo facendo “el bocia de bottega” in un forno, poi nel 1969 ho lavorato agli Olmi e nel 1970  sono arrivato al Miramonti.

Il ricordo gastronomico dell’infanzia?

Il pane

Il primo piatto che hai cucinato?

Il galletto Vallespluga alla brace

La tua materia prima preferita?

Il pane e il maiale, spesso e volentieri anche combinati insieme :-)

Come definisci la tua cucina?

Cucina povera e tradizionale.

I tuoi fornitori storici, il rapporto con loro?

Tutto è legato a produttori o raccoglitori diretti.

Il tuo rapporto con il vino?

Non sono un gran bevitore, anzi, direi che proprio non bevo. E’ Luisa, mia moglie, che si occupa del vino. Neanche lei è una gran bevitrice, ma ascoltiamo moltissimo i nostri clienti, i loro gusti e i loro suggerimenti.

Come immagini la ristorazione del futuro o cosa ti piacerebbe fare se potessi ricominciare tutto da capo?

Non ricomincerei mai da capo!Io e Luisa abbiamo lavorato cosi tanto per arrivare a creare il nostro “piccolo mondo” che non ci sogniamo proprio di ricominciare. La ristorazione del futuro sarà iper tecnologica, tutti computer, tutto robotizzato…Non mi piace tanto come idea, se sarà cosi, noi andremo dalla parte opposta.

I piatti che non possono uscire dal menù?

Non è sempre in menù ma il piatto simbolo è “la culatta de mas-cio cusinà in te na braga de pan“, oppure i bigoletti alla Gino, con le melanzane.

Dove ti piace andare a mangiare nel tuo giorno libero?

Ci piace stare a casa nostra, nel nostro mondo, in mezzo al verde, se proprio devo fare qualcosa lo faccio fatto bene. Vado al Casin del Gamba.

Qual’è stato il ristorante che ti ha impressionato di più?

” Da Silvio”, sul lago di Como. Hanno una struttura da sogno, fanno un lavoro simile al nostro, hanno la stessa cura del cliente che abbiamo noi, e la stessa voglia di rendere importante ogni momento di festa dei loro ospiti! Bravi davvero.

 

Colli Berici – Storia, natura ed enogastronomia

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Colli Berici

Sono dolci e sinuosi i Colli che si estendono tra Vicenza e Padova. Un angolo di paradiso ancora poco conosciuto, che crede nella poesia autentica che viene dalla sua eredità storica. La ricchezza dei Colli Berici è rappresentata dalle diverse attrattive che offre ai visitatori: paesaggi lacustri e boschivi, declivi morbidi e rilassanti, l’accoglienza e l’ospitalità delle sue genti, gli innumerevoli sentieri immersi nel verde. Sono i luoghi in cui si è formato Andrea Palladio, genio creativo in architettura, che qui ha trovato equilibrio e armonia tra le sue opere e la natura. Da vedere anche le numerose grotte favorite dalla natura calcarea delle rocce e testimonianza degli insediamenti umani. Una passeggiata diversa sarà quello attorno il Lago di Fimon o lungo le strade in cui si trovano i vigneti  o gli uliveti, che producono vini e oli unici al mondo. I Colli Berici sono poi anche custodi e testimoni della cultura della cucina vicentina. Qui si può ancora scoprire il sapore vivo della tradizione. Una cucina composta di piatti semplici, di origine contadina, che seguono l’andamento delle stagioni e dei prodotti che si raccolgono nei prati e nei boschi.

Vicenza

Vicenza è una preziosa città medievale,  nata alle pendici settentrionali dei monti Berici sulle sponde dei fiumi Bacchiglione e Retrone. Patrimonio Mondiale dell’Umanità, nota come “Città del Palladio”, per i tesori che il famoso architetto vi profuse. Ville, palazzi, piazze: sono innumerevoli i gioielli architettonici, veri musei a cielo aperto che rendono unica Vicenza. Cuore della città è Piazza dei Signori, dove si affaccia la Basilica Palladiana, vicino il Teatro Olimpico commissionato dall’Accademia Olimpica, primo teatro al coperto del mondo. Appena fuori dal centro, la Rotonda, vertice dell’arte del Palladio e Villa Valmarana ai Nani, dove ammirare gli affreschi del Tiepolo.
Tra i borghi si respira storia, vita e cultura.  Vicenza non è solo Palladio. È anche natura, con i suoi incantevoli rilievi, e insieme tradizione enogastronomica, con piatti tipici che si tramandano di generazione in generazione.

Crostatina di fichi

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La pastafrolla è stata realizzata con olio evo dei Colli Berici. Per la pasta di questa crostatina occorrono:

300 gr di farina
100 gr di zucchero
100 gr di olio extra vergine
2 uova
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 bustina di vanillina

Si aprono le uova per separare tuorli dagli albumi, che vengono tenuti da parte. Si procede sbattendo i tuorli e aggiungendo man mano l’olio, senza smettere di mescolare – come per la maionese. Si aggungie poi lo zucchero, sempre mescolando. Impastare il composto con la farina a fontana, il lievito, la vanillina e un pizzico di sale; per “compattare”  aggiungeranche gli albumi avanzati. Lasciare riposare mezz’ora in frigo prima di stenderla.
Nel frattempo, tagliare i fichi in quarti e metterli in un pentolino, con un un goccio d’acqua e un cucchiaino di miele. Lasciare che si appassiscano e si caramellino. Procedere con la stesura della pastafrolla in formine monoporzione, bucherellendola. Si adagia la composta di fichi e si mette in forno a 180°C per 10-15 minuti. Si può servire con gelato alla vaniglia o panna semi-montata.